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Geronimo

 

di Daniele Barbieri

Nello stesso giorno in cui scoppia la polemica per una vignetta razzista contro di lui, il presidente Obama se la deve vedere con l’ombra di Geronimo. Nel 100 anniversario della morte del grande guerriero apache, il suo pronipote, Harlyn Geronimo chiede di riavere i resti del bisnonno.

Coincidenze storiche. Nel 1886 l’ultimo grande capo dei nativi “pellerossa” si arrende mentre altri rossi inquietano il capitalismo statunitense lanciando il grande sciopero generale per la giornata lavorativa di 8 ore. Oggi è presidente qualcuno che simbolicamente rappresenta gli ex schiavi ma un discendente dei nativi massacrati e chiusi nelle riserve gli ricorda che i bianchi hanno rubato ai pellerossa persino le ossa.

All’epoca i giornalisti descrissero Geronimo come un diavolo, assetato di sangue. Il generale George Crook si indignò per quello che veniva scritto sugli indiani: “il governo pensa solo a punirli ma permette all’uomo bianco di derubarli”. Geronimo tenne in scacco a lungo le giacche blu: si arrese a Crook, l’unico di cui si fidava, che poi diede le dimissioni dall’esercito per protestare contro gli accordi violati. Da morto Geronimo diviene un mito: mascotte dai paracadutisti, da noi simbolo di gruppi ultrà e dei camionisti. Ma se volete sapere un po’ della sua vera storia recuperate in qualche cineteca il film che Walter Hill gli dedicò nel 1993. E che Obama ascolti il bisnipote e finalmente gli venga data una degna sepoltura.

Pubblicato il 26/2/2009 alle 0.2 nella rubrica Diario.

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