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il "fenomeno" Beppe Grillo. Parliamone

Non si può negare che la capacità di Beppe Grillo di aggregare le masse sia un segnale forte di un malessere diffuso che serpeggia nella popolazione, in particolar modo fra i giovani e fra quelli che una volta costituivano il ceto medio, ormai definitivamente scomparso dopo il crollo del potere d’acquisto susseguente alla entrata nell’euro e alla miopia e all’incapacità del governo dell’epoca (Berlusconi) di tenere sotto controllo la deriva dei prezzi, comunque da molti economisti ventilata.
Però credo che non bisogna lasciarsi trascinare da una corrente un po’ semplicistica (non uso appositamente la parola “qualunquistica”) che porta a dire “facciamo a pezzi i partiti”, “via i politici, eccetera eccetera. La cosa pubblica richiede per sua stessa natura l’esercizio della rappresentanza, cioè contiene in se la necessità immodificabile di un classe di persone (una classe politica, appunto) che “rappresenti” il volere dei cittadini, in modo che si operino delle scelte di politica economica, sociale, etc che rispecchino il sentire dei cittadini o quantomeno, è inevitabile, di una loro maggioranza.
Ecco che se anche domattina si disfacessero tutti i partiti politici in un sol colpo, un minuto dopo nascerebbe forzosamente qualcos’altro, definiamolo “movimento”, “aggregazione”,”circolo”o come vi pare, che in breve tempo ricalcherebbe, inevitabilmente, organismi, abitudini, vizi e virtù dell’attuale sistema partitico.
Il problema dell’allontanamento della gente comune dalla politica non è nuovo, non è solo di oggi; tanto per citare un esempio, basta leggere il libro-diario di Luigino Scricciolo “20 anni in attesa di giustizia”, che nell’ormai lontano ottobre 1982 riceveva da un amico una lettera che gli evidenziava che “nel movimento della pace molti di coloro che prima erano disgustati dalla politica, dalla crescente occupazione da parte dei partiti dello stato, hanno riscoperto il desiderio di impegno sociale(..)”. Sono passati 25 anni ma, dunque, i problemi di etica e moralità in politica sono sempre i soliti, nulla è cambiato.
Ecco che Grillo non va visto come il leader del cambiamento che porterà ad un nuovo “crollo del muro”, ma come un comico sagace capace, per primo, in modo innovativo, di usare lo strumento WEB, col suo popolarissimo blog, per coinvolgere i giovani, cioè quelli che per primi si dicono distanti dalla politica; lui ha capito infatti che coinvolgere i giovani significa ottenere consenso immediato, spontaneo, e soprattutto idealista in un mondo dove gli ideali politici sono totalmente scomparsi.
Per finire, ritengo che il fenomeno Grillo vada ricollocato nella sua giusta luce, come cioè uno spirito guida che illumina i desideri di centinaia di migliaia di giovani e che può essere una marcia in più nel richiedere che la nostra casta politica si moralizzi, si analizzi, rinunci ad una parte sostanziale dei propri privilegi nel nome del bene comune e della equità sociale. Insomma, non un Grillo picconatore ma un Grillo suggeritore!
(vedi Viareggiovive
http://viareggiovive.splinder.com/)

Pubblicato il 25/9/2007 alle 1.27 nella rubrica Diario.

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