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UN NUOVO LEADER APPARE ALL'ORIZZONTE DEL PD: ROMOLO CISCHIONI

Romolo Cischioni è il candidato ombra per la segreteria del Partito
Democratico. Esponente della società civile è osteggiato dalla casta dei
partiti, che teme la forza carismatica e fuori controllo di Cischioni,
titolare di una macelleria al mercato rionale di Ponte Milvio in Roma, abituato
a parlare la lingua del popolo. Persino gli altri outsiders lo temono e
boicottano, rinfacciandogli il carattere troppo locale e dunque
federalista della sua candidatura. Abbiamo deciso di dedicargli uno
spazio su questo blog, ma solo in omaggio al proposito di dare voce a
chi non trova spazio sulla stampa assoggettata alla prepotenza di Ds e
Dl. Quello che segue è il testo integrale dell’intervento con cui
domani, dall’ex mattatoio di Roma, Romolo Cischioni lancerà la sua sfida
a Walter Veltroni. Cischioni è autodidatta e la redazione prende le
distanze dal contenuto politico del suo intervento.

"L’Italia nuova non deve stare a pecora rispetto ar mondo infame. Questa
è la ragione, il sesso der Partito Democratico. Er Pd vole cambià puro i
radicali, mortacci loro e de sti frociacci, e pija a carci in culo i
conservanti di destra e di sinistra, che tolgono sapore al nostro Paese.
Er Partito democratico è partito, quando torna nun se sa, per  dare
l'ultima spallata a quel muro de stronzi che oltre a puzzà vole tenè
lontane le donne dalla vita der Paese e soprattutto dalla mia. Er Piddì
nasce coll’'eredità dei sordi che avemo rubato facenno passà pe’ ladri
quell’altri, i conservanti, nasce da quei partiti che hanno restituito
la libertà agli italiani pretendendo la ricevuta in cambio, che io sarei
portato ad abolì insieme allo scontrino fiscale. Quanta strada è stata
fatta, da quanno Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi,
si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: "Che cazzo c’avete da
guardà, quando j’hanno rubato il portafoglio a Churchill io stavo a
parlà co’ Baffone!". Ciò de cui l’Italia ha bisogno è un partito che di
nuovo millanti, libbero dalle catene dell’idee der cazzo dell’altro
secolo, libbero dall’obbligo di di apparire in tribunale, libbero dagli
elettori cafoni, che se era pe loro stavamo ancora alla Dc e al Pci
mentre mo’ potemo fa quello che ce pare insieme senza che je ne frega
niente a nessuno e ner Pantheon anzichè mettece Craxi o Berlinguer ce se
mettemo noi e ce famo du cammere e cucina e poi chiedemo er condono
quando tocca a Tremonti sta ar governo. E anche sulla legge elettorale
vojo esse  molto chiaro. Maggioritario, proporzionale, francese o
tedesco: nun ce ne frega un cazzo, ammazzateve come ve pare, basta che
ce fate governà ‘na volta si e ‘na volta no, così ognuno poi po’ da la
corpa a quell’altri e poi se ricomincia, altro giro altra corsa, tre
palle un soldo, cinque euro un voto per le primarie, e se votate bene ve
faccio fa’ un giro pure a voi e poi nun dite che nun ve vojo bene
mortaccioni vostri, che Romolo ve pensa sempre.  So’ convinto,
stronzoni, che il 14 ottobre sarà un giorno importante per la democrazia
comunista italiana. pe’ st’incrocio de Dc e Pci che je poteva venì in
mente solo a du scemi de guera come Prodi e Parisi, che quanno je
spiegheremo che appena famo er partito poi li mannamo a coje la cicoria
già saranno rotolati pe li scaloni dei palazzi dove abitano. Sti cazzi.
Nasce, in forma nuova, un partito nuovo che quello che pensa uno è la
linea politica de tutti e quello che pensano tutti cor ciufolo che
diventa la linea politica, mica stamo a fa la  democrazia ateniese, che
poi le conseguenze se so viste, erano pure tutti froci e so rimasti solo
i libri,  che dopo che c’avemo segnato i conti che ce famo, se li
magnamo? Associazioni e gruppi, comitati e movimenti, singole persone
potranno, nello stesso momento prendersela in culo loro e la loro
pretesa di democrazia. Quanno avemo scerto er nome, democratico, ce
riferivamo a un marchio che se venne facile, no a un programma,
altrimenti ricascamo ner vizio delle ideologie e poi ce tocca dimostrà
che semo mejo de quell’altri. Ds e Margherita, e per primi “vieni avanti
Fassino” e “Cicciobello Rutelli” che l’hanno fregati fino
all'appuntamento decisivo, insieme a quell’altro gnoccolone de Romano
Prodi che addirittura ce credeva pure, hanno avuto l'enorme merito de
capì che dopo de questo o ce toccava a tutti tornà a lavorà davero o
potevamo addirittura finì ar gabbio, visto che Consorte nun è Greganti.
Le forze politiche che hanno deciso coi congressi de annà  oltre se
stesse, hanno dimostrato che se uno è così cojone da crede davvero de
risolve i problemi dei partiti facenno n’antro partito allora è mejo che
se scioje prima che fa artre cazzate e bisogna interdillo prima che se
venne pure i gioielli de famija. In conclusione il mio pensiero, in
questo momento, è rivolto al coraggio e alla passione politica di tanti
italiani che in questi anni hanno tenuto vive le idee della sinistra e
dei democratici. A loro in particolare voglio dire: a fregnoni, ancora
nun l’avete capito che prima ve ne annate e prima stamo mejo? Eccoli, i
nuovi italiani. Sono un po’  così. Sono i nostri figli, sono i nostri
nipoti, sono l’anima de li mortacci nostri. A loro abbiamo er dovere de
consegnà un'Italia unita, moderna, giusta. E poi pe’ corettezza, perchè
le regole so’ importanti, avvertilli e dije: cojoni, guardate che state
su scherzi a parte, semo sempre noi, quelli de prima che ve stamo a
prende per culo.

Pubblicato il 27/7/2007 alle 10.24 nella rubrica Diario.

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