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  luiginoscricciolo
 
Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






21 agosto 2007

Ottobre rosso? si, no, forse.

Ottobre rosso? Un film. Una grande iniziativa per "proletari di tutto il mondo unitevi"? Rosso di agosto, bel autunno si spera. Torna il grido degli anni ruggennti, "corteo, corteo" come nel '68.
Prodi ha già detto e dato: l'accordo sulle pensioni non si tocca. I coraggiosi sono molto coraggiosi nel dire che "adesso basta". Tutti gridano al riformismo. Noi sappiamo che le riforma fino ad oggi hanno dato in culo alle classi deboli. La sinistra radicale (non chiamatela di classe altrimenti il Presidente della Camera si innervosisce) promette fuoco e fiamme. Allora i tempi per Prodi sono contati? Non credo. La piattaforma della mobilitazione è equilibrata. Sulla guerra si individuano percorsi. La verità è che la sinistra radicale corre sul limite del precipiuo e poi si arresta. Attenzione che qualcuno non spinga.




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20 agosto 2007

Comitato per Giuseppe Casu

Il Comitato Verità e Giustizia per Giuseppe Casu ha un sito ufficiale, consultabile al http://www.comitatogiuseppecasu.it
Leggete la vicenda ed informate i vostri amici.




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19 agosto 2007

Napoli. Dove è finita la "monnezza"?

Non se ne parla più nella stampa e nelle Tv. di Napoli si parla solo per la squadra di calcio. La Russo Iervolino o ha risolto il problema oppure la messo la mordacchia ai giornalisti. Fatto sta che di monnezza a Napoli non se ne parla più. Un mio caro amico Gavio Ponzio ha scoperto tutto. La monnezza di Napoli è stata gettata nottetempo nel Vesuvio.




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18 agosto 2007

Le Sirene Cassandre

di Renzo Buttazzi (da Aprile on line - www.aprileonline.it)

E venne l'epoca delle Sirene, quando Fassina, Rutella e Veltrona, tre di questi esseri prodigiosi, emersero da un acquitrino nel quale avevano vissuto per anni e si misero a cantare una canzone seducente e consolatoria.
La canzone, che a volte aveva l'andamento di una cantilena altre volte quello esaltante di un "Alleluia", vantava le capacità straordinarie di Pardem una nuova divinità che le Sirene avrebbero chiamato sull'italica terra e, che, con il loro aiuto, avrebbe miracolato il popolo tutto, oggi e domani, per monti, per valli e per pianure. Pur cantando il medesimo tema, Fassina, Rutella e Veltrona facevano a gara a chi aveva la voce più suadente e gorgheggiava le variazioni più amabili; dopo ogni ritornello si complimentavano l'un l'altra, mentre molti italioti le ascoltavano inebetiti dall'emozione.
Cantando, ogni Sirena enumerava i prodigi che la nuova divinità avrebbe compiuto grazie ai loro suggerimenti. I difetti si sarebbero trasformati in virtù, le paure in coraggio, la debolezza in forza. I corrotti sarebbero divenuti onesti, i criminali si sarebbero dedicati al lavoro nei campi e nelle officine, i lenti sarebbero divenuti veloci, i pigri operosi. Credenti e miscredenti, laici e religiosi, avrebbero ballato insieme il girotondo, tenendosi fraternamente per mano.
Il canto meraviglioso di Fassina, Rutella e Veltrona, era accompagnato da piccole divinità anfibie oggi dimenticate, come l'astuto Dalema, il dio dei cacciabubbole Amato, Parisiocara, il peloso Cacciari Barbadimare ed altri esseri antropomorfi che, accoccolati ai bordi dell'acquitrino, suonavano i loro pifferi di canna facendo qualche saltino per essere visti meglio. Infine dall'acquitrino emerse la nuova divinità dal magico nome di Pardem e gli italioti che erano stati sedotti dal canto delle tre Sirene, cominciarono ad attendere i miracoli promessi. Passa un mese, passa un anno ma miracoli niente. I poveri seguitavano a impoverire, i ricchi ad arricchire, i malati a morire; i ladri rubavano, i corrotti corrompevano i pensionati si facevano il brodo bollendosi i calli. E così gli italioti cominciarono a lamentarsi anche della nuova divinità e a insinuare che Fassina, Rutella e Veltrona erano Sirene bugiarde; anzi, forse non erano nemmeno sirene ma attori di circo travestiti. Allora le Sirene, vere o false che fossero, cominciarono a darsi l'un l'altra la colpa dell'insuccesso: "Sei tu Fassina, che hai voluto il Pardem dicendoci che faceva miracoli, come certi lassativi..." "No, no, sei stata tu Rutellaccia a insistere, io non ne volevo sapere...", "Ho insistito perché Parisiocara e i suoi Prodi smettessero di rompere con il Pardem...". Come finì questa storia? E' facile immaginarlo. Il Pardem seguitò a non fare i miracoli promessi; anzi, tutto restò ...un po' peggio di prima.Fassina, Rutella e Veltrona smisero di cantare la loro nenia e rientrarono nell'acquitrino, insieme al codazzo delle creaturine anfibie antropomorfe che ne avevano accompagnato le melodie.




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17 agosto 2007

Mele, pere ed arance

"Senza i politici moriremmo di fame. Sesso a pagamento anche in Nazionale". Parla con Affari Maria Ornella Serpa la sindacalista delle lucciole della Capitale. Solo i ricchi, i deputati, gli sportivi ed industriali possono permettersi di pagare almeno 1.000 euro in una notte. E poi parlano di eliminare la prostituzione? Parlano contro la droga e poi la prendono. Gli operai, i pensionati, i poveri vorrebbero ma non possono permettersi questi vizi d’alto bordo.




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16 agosto 2007

La benzina costa molto: allo Stato l'83% del prezzo

Il prezzo del carburante, indicato alla pompa di distribuzione, può sostanzialmente essere suddiviso nelle seguenti componenti:
1 - Costo del prodotto e margine di guadagno.
2 - Accise  (le imposte di cui il prodotto è gravato siano esse di carattere locale, regionale o statale), pari a circa il 52%.
3 - Imposta sul valore aggiunto, IVA, uguale al 20%.
Ragionando per grandi numeri, quindi senza voler identificare tutte le microvariazioni che nel tempo si succedono a causa degli elementi legati alle dinamiche del mercato, all’evoluzione delsistema legislativo ed agli eventuali ammortizzatori utilizzati per calmierare i prezzi si può sostanzialmente dire che la voce 1 per il 31.33% sul prezzo complessivo, la voce pesa per il 52,00% e la voce 3 pesa, ovviamente, per il 20% rispetto alla somma delle prime due e, pertanto, per il 16,67% sul totale pagato. Questo aspetto ci porta ad una duplice considerazione: per un verso il prezzo di vendita dei carburanti è per oltre 2/3 composto da tasse, anche se la cosa è sostanzialmente vera quanto meno in tutta Europa, d’altra parte si può chiaramente osservare che l’IVA che rappresenta la tassa sul valore che viene aggiunto ad una merce attraverso un passaggio di lavorazione, è applicata ed incide pesantemente sulle tasse.
Allo Stato conviene che il carburante costi molto, più costa più incassa come tasse e dintorni.

 




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15 agosto 2007

GABRIELE CAGLIARI. IN MEMORIA

 

Lettera di Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni. Suicida. A monito ieri ed oggi.

Il Foglio pubblicò un numero monografico sui "giorni dei suicidi" (Cagliari e Gardini) legati alle inchieste di tangentopoli di dieci anni fa. A pagina tre era pubblicata la lettera che Gabriele Cagliari ha scritto alla famiglia prima di chiudersi nel bagno della sua cella, infilarsi un sacchetto di plastica in testa, e legarselo al collo coi lacci delle scarpe.

La riproduco qui sotto, senza commento. A monito. So cosa si prova e so cosa sia la gogna mediatica.

“Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti: sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna.
La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto.
Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile.
Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.
Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, né le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare né di decidere, né ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carta d’identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare
Per di più ho sessantasette anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravità e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degradanti.
Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare.
L’obbiettivo di questi magistrati, quelli della Procura di Milano in modo particolare, è quello di costringere ciascuno di noi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente, con quello che loro chiamano il nostro “ambiente”. Ciascuno di noi, già compromesso nella propria dignità agli occhi della opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essere stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di “collaborazione” che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile: che diventi cioè quello che loro stessi chiamano un “infame”. Secondo questi magistrati, a ognuno di noi deve dunque essere precluso ogni futuro, quindi la vita, anche in quello che loro chiamano il nostro “ambiente”.
La vita, dicevo, perché il suo ambiente, per ognuno, è la vita: la famiglia, gli amici, i colleghi, le conoscenze locali e internazionali, gli interessi sui quali loro e loro complici intendono mettere le mani.
Già molti sostengono, infatti, che agli inquisiti come me dovrà essere interdetta ogni possibilità di lavoro non solo nell’Amministrazione pubblica o parapubblica, ma anche nelle Amministrazioni delle aziende private, come si fa a volte per i falliti.
Si vuole insomma creare una massa di morti civili, disperati e perseguitati, proprio come sta facendo l’altro complice infame della magistratura che è il sistema carcerario.
La convinzione che mi sono fatto è che i magistrati considerano il carcere nient’altro che uno strumento di lavoro, di tortura psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione, o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente.
Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima.
Qui dentro ciascuno è abbandonato a stesso, nell’ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell’inattività nell’ignavia; la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita.
Come dicevo, siamo cani in un canile dal quale ogni procuratore può prelevarci per fare la propria esercitazione e dimostrare che è più bravo o più severo di quello che aveva fatto un’analoga esercitazione alcuni giorni prima o alcune ore prima.
Anche tra loro c’è la stessa competizione o sopraffazione che vige nel mercato, con differenza che, in questo caso, il gioco è fatto sulla pelle della gente. Non è dunque possibile accettare il loro giudizio, qualunque esso sia.
Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario, al loro regime della totale asocialità. Io non ci voglio essere.
Hanno distrutto la dignità dell’intera categoria degli avvocati penalisti ormai incapaci di dibattere o di reagire alle continue violazioni del nostro fondamentale diritto di essere inquisiti, e giudicati poi, in accordo con le leggi della Repubblica.
Non sono soltanto gli avvocati, i sacerdoti laici della società, a perdere la guerra; ma è l’intera nazione che ne soffrirà le conseguenze per molto tempo a venire. Già oggi i processi, e non solo a Milano, sono farse tragiche, allucinanti, con pene smisurate comminate da giudici che a malapena conoscono il caso, sonnecchiano o addirittura dormono durante le udienze per poi decidere in cinque minuti di Camera di consiglio.
Non parliamo poi dei tribunali della libertà, asserviti anche loro ai pubblici ministeri, né dei tribunali di sorveglianza che infieriscono sui detenuti condannati con il cinismo dei peggiori burocrati e ne calpestano continuamente i diritti.
L’accelerazione dei processi, invocata e favorita dal ministro Conso, non è altro che la sostanziale istituzionalizzazione dei tribunali speciali del regime di polizia prossimo venturo. Quei pochi di noi caduti nelle mani di questa “giustizia” rischiano di essere i capri espiatori della tragedia nazionale generata da questa rivoluzione.
Io sono convinto di dover rifiutare questo ruolo. E’ una decisione che prendo in tutta lucidità e coscienza, con la certezza di fare una cosa giusta.
La responsabilità per colpe che posso avere commesso sono esclusivamente mie mie sono le conseguenze. Esiste certamente il pericolo che altri possano attribuirmi colpe non mie quando non potrò più difendermi. Affidatevi alla mia coscienza di questo momento di verità totale per difendere e conservare al mio nome la dignità che gli spetta.
Sento di essere stato prima di tutto un marito e un padre di famiglia, poi un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di portare un po’ più avanti il nostro nome e che, per la sua piccolissima parte, ha contribuito a portare più in alto questo paese nella considerazione del mondo.
Non lasciamo sporcare questa immagine da nessuna “mano pulita”. Questo vi chiedo, nel chiedere il vostro perdono per questo addio con il quale lascio per sempre.
Non ho molto altro da dirvi poiché questi lunghissimi mesi di lontananza siamo parlati con tante lettere,
ci siamo tenuti vicini. Salvo che a Bruna, alla quale devo tutto. Vorrei parlarti Bruna, all’infinito, per tutte le ore e i giorni che ho taciuto, preso da questi problemi inesistenti che alla fine mi hanno fatto arrivare qui.
Ma in questo tragico momento cosa ti posso dire, Bruna, anima dell’anima mia, unico grandissimo amore, che lascio con un impagabile debito di assiduità, di incontri sempre rimandati, fino a questi ultimi giorni che avevamo pattuito essere migliaia da passare sempre insieme, io te, in ogni posto, e che invece qui sto riducendo a un solo sospiro?
Concludo una vita vissuta di corsa, in affanno, rimandando continuamente le cose veramente importanti, la vita vera, per farne altre, lontane come miraggi e, alla fine, inutili. Anche su questo, soprattutto su questo, ho riflettuto a lungo, concludendo che solo così avremo finalmente pace. Ho la certezza che la tua grande forza d’animo, i nostri figli, il nostro nipotino, ti aiuteranno a vivere con serenità e a ricordarmi, perdonato da voi per questo brusco addio.
Non riesco a dirti altro: il pensiero di non vederti più, il rimorso di avere distrutto i nostri anni più sereni, come dovevano essere i nostri futuri, mi chiude la gola.
Penso ai nostri ragazzi, la nostra parte più bella, e penso con serenità al loro futuro.
Mi sembra che abbiano una strada tracciata davanti a sé. Sarà una strada difficile, in salita, come sono tutte le cose di questo mondo: dure e piene di ostacoli. Sono certo che ciascuno l’affronterà con impegno e con grande serenità come ha già fatto Stefano e come sta facendo Silvano.
Si dovranno aiutare l’un l’altro come spero che già stiano facendo, secondo quanto abbiamo discusso più volte in questi ultimi mesi, scrivendoci lettere affettuose.
Stefano resta con un peso più grave sul cuore per essere improvvisamente rimasto privato della nostra carissima Mariarosa.
Al dolcissimo Francesco, piccolino senza mamma, daremo tutto il calore del nostro affetto e voi gli darete anche il mio, quella parte serena che vi lascio per lui.
Le mie sorelle, una più brava dell’altra, in una sequenza senza fine, con le loro bravissime figliole, con
Giulio e Claudio, sono le altre persone care che lascio con tanta tristezza. Carissime Giuliana e Lella, a questo punto cruciale della mia vita non ho saputo fare altro, non ho trovato altra soluzione.
Ricordo Sergio e la sua famiglia con tanto affetto, ricordo i miei cugini di Guastalla, i Cavazzani e i loro figli. Da tutti ho avuto qualcosa di valore, qualcosa di importante, come l’affetto, la simpatia, l’amicizia.
A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non è così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità, chiarezza e determinazione.
Non ho alternative. Desidero essere cremato e che Bruna, la mia compagna di ogni momento triste o felice, conservi le ceneri fino alla morte. Dopo di che siano sparse in qualunque mare. Addio mia dolcissima sposa e compagna, Bruna, addio per sempre.
Addio Stefano, Silvano, Francesco; addio Ghiti, Lella, Giuliana, addio.
Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l’ultima volta.
Il vostro sposo, papà, nonno, fratello

Gabriele




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14 agosto 2007

Racconti di un uomo

 
 di guglielmo ragozzino
Il famoso Phileas Fogg era un uomo impenetrabile. Inseguito per tutto il mondo da un cocciuto funzionario di polizia, mister Fix, convinto che egli fosse l'autore del celebre furto alla Banca d'Inghilterra, venne raggiunto al rientro in patria, quando ormai aveva vinto la scommessa che lo aveva portato a girare il mondo in ottanta giorni.
Messo in carcere, vi stette per il fine settimana, quanto bastava per perdere. Poi le spiegazioni - i ladri erano altri, già arrestati - l'imbarazzo del bravo poliziotto che perfino l'imperturbabile Fogg prenderà a pugni e il lieto fine immancabile sul filo dei secondi
.
Luigino Scricciolo era un giovane, aperto, curioso, fin troppo entusiasta.
Capace di parlare con le persone più diverse e di metterle a proprio agio. Parlava troppo. Si fidava di tutti, era il suo modo per ottenere la fiducia di tutti. Era così bravo che oggi terrebbe dei master all'università e sarebbe un riconosciuto guru di relazioni sociali, tipo il Dale Carnegie di «Come farsi degli amici». Solo che credeva in un mondo di uguali e si dava da fare per costruirlo. E credeva, ingenuamente, nel fatto che tutti, in fondo, la pensassero allo stesso modo; quanto meno tutti coloro che si dichiaravano compagni. Forse per questo non piaceva a certuni e appariva sospetto. Fu accusato delle cose peggiori, 25 anni fa, rimase in carcere per ben più di un giorno e una notte. Poi scarcerato, anche per effetto del suo disperato sciopero della fame - una mela ogni due giorni - fu tenuto d'occhio e sempre richiamato in causa, per le cause più diverse.
Poi le imputazioni caddero e i procedimenti si chiusero, senza scuse, senza spiegazioni. La sua vita era cambiata, l'entusiasmo finito.
Nessun lieto fine. E mister Fix dubitava ancora.
Ora
Scricciolo ha pubblicato un libro
(1) per rievocare le sue vicende, ormai alle spalle. Fu arrestato nel momento in cui la sua capacità di trattare con le persone più disparate lo aveva portato ai vertici del sindacato, il formidabile sindacato di allora, come responsabile internazionale dell'Uil. Il 4 febbraio del 1982, durante i consigli generali Cgil-Cisl-Uil, nel bel pieno della sua possibile giornata di gloria, quando deve riferire all'assemblea del colpo di stato in Polonia e dei contatti con solidarnosc clandestina. Arrestare uno, distruggerne la reputazione di fronte ai suoi, umiliarlo...
Si ottiene il maggior clamore possibile con il minimo sforzo. Le accuse erano di far parte delle Brigate rosse, anzi di aver fatto da collegamento tra le Br e certi spioni bulgari, desiderosi di restituire il generale Dozier all'esercito americano e agli affetti familiari, tanto per fare bella figura con la Nato, dopo averlo interrogato un po'. Mesi dopo l'accusa era diventata quella di aver venduto Walesa agli stessi bulgari di prima, durante la visita romana del capo di solidarnosc, su invito del sindacato italiano, anzi, di
Scricciolo in prima persona, avvenuta l'anno precedente. Le accuse che si innestano l'una sull'altra, sono state una prerogativa di una fase di storia processuale italiana. Niente di speciale, dunque. Ma quando uno ci capita dentro, può davvero essere ridotto alla disperazione. Scricciolo rievoca la sua disperazione, i suoi due anni di carcere inutile.
Poi esce in libertà condizionata e infine, anni dopo è libero di muoversi. La sua istruttoria è però sempre aperta, quindi non ha lavoro, né al sindacato, molto cauto con un'accusa tanto scottante, né al lavoro precedente, presso lo Scau, il Servizio per i contributi agricoli unificati. Così per vivere si inventa il lavoro di giardiniere - giardiniere da terrazze e poi da vivaio - finché con la legge del '90 che prevede il reintegro al lavoro delle persone soggette a istruttoria, rientra nello Scau che più tardi sarà assorbito dall'Inps. A poco a poco si ricomincia, si respira di nuovo. La vita o quel che resta, riparte. Poi, nel 2001, a vent'anni di distanza dal fragoroso arresto, un giudice scrive la sentenza finale di assoluzione. Non che ci sia stato un processo; semplicemente un atto dovuto, per non avere troppe pratiche pendenti. Nessun cenno, nessuno ne parla, se non Daniele Protti, sull'Europeo. Nessuno che abbia detto: ci dispiace, Scricciolo, le abbiamo rovinato la vita, la prossima volta staremo più attenti.
Anzi. Ogni occasione è buona, ogni Commissione Mitrokin che dio manda sulla terra consente a Fix di ricominciare.



 

note:

(1) Diario minimo di Luigino Scricciolo 20 anni in attesa di giustizia», memori, pp.173, euro 14.




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13 agosto 2007

Daryl Hannah con gli Indios

L’attrice del cinema Usa, Daryl Hannah parla poco e fa molto. Noi abbiamo attrici che parlano molto (Ferilli in testa) e fanno poco oppure predicano bene e razzolano male. Ecologista senza se e senza ma si è arrotolato la manica della camicia ed ha immerso la mano destra nell’acqua: l’ha ritirata sporca di petrolio. Il petrolio della Chevron Toxico che contamina una estesa zona dell’Amazzonia ecuadoregna (www.chevorntoxico.com). Gli Indios stanno molto soffrendo per la penetrazione della compagnia petrolifera che inquina con metastasi al colon, cancro alla testa, malformazioni, ecc. La Hannah è bella e giusta e si batte per l’umanità. Altre sono belle e vuote; battono i mari in imbarcazioni lussuose, dopo aver parlato di operai e di lavoro. Coerenza.




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12 agosto 2007

Dalla parte di Hina

Hina, pakistana e moderna, fu uccisa dal padre, dallo zio materno e altri parenti perché troppo occidentale. La comunità delle Donne marocchine voleva costituirsi parte civile nel processo agli assassini in quel di Brescia. Le donne straniere non sono state ammesse come parte civile e lo stesso trattamento è stato riservato alla Santanchè. Le mille Hina del mondo hanno bisogno di non essere isolate e di solidarietà. Noi dobbiamo sostenere i diritti delle donne affinché nessun uomo decida per lei. Il femminismo è morto e si è portato nella tomba anche le femministe. Le donne del Parlamento avrebbero dovuto recarsi al Brescia e chiedere di essere ammesse al processo come parte civile. Ma, in questa occasione, le onorevoli sono state poco onorevoli e molto "casta".




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