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Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






9 luglio 2007

Pollari, Speciale e via discorrendo: un polverone

Mai e poi mai ho simpatia per generali, servizi e quant'altro. Ne sono stato vittima (danno collaterale) ed ho avuto modo di verificare sulla pelle che spesso si passano per informazioni "vere" autentiche bufale. E per far carriera, funzionari "zeloti" fanno a gara per fare dossiers su tutti. Quanto a Speciale si è visto: l'attacco di Padoa Shioppa è quantomeno incredibile se poi si voleva gratificare il Generale con la Corte dei Conti. Quanto a Pollari, la discussione non mi piace: discuterne in Copaco o fare una Commissione Parlamentare. Il dott. Pollari ha scelto la via più chiara, semplice e diretta: eliminare il dovere al segreto di stato e poter dire quello che conosce.  Senza rete. A questa naturale proposta dell'ex-capo dei servizi, la politica dovrebbe rispondere altrettanto netta. Il dott. Pollari parli, dica tutto quello che sa e meglio è per il Paese. Come andrà: rimarrà il segreto di stato e tutto finirà sotto il sole estivo. E i cittadini? Potranno aderire al V-day.




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8 luglio 2007

3milioni di Italiani truffati

Ogni anno, 3 milioni di truffatti, specialmente anziani. Le truffe fruttano 18 miliardi l'anno: 5 nelle tasche dei maghi, 5 in quelle di maghi telematici, 4 nelle mani di altri truffatori vari. Poi lo stato spesso chiede soldi, non dovuti, che il cittadino paga ma di cui non ha rimborso. Amen. Ed io pago!....




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8 luglio 2007

Prodi: grande sub

Prodi è un sub provetto. Come va sotto lui in Senato non c'è nessuno. Vince ma non convince e non governa.




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8 luglio 2007

Lettera di Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni. Suicida. A monito ieri ed oggi.

Il Foglio pubblicò un numero monografico sui "giorni dei suicidi" (Cagliari e Gardini) legati alle inchieste di tangentopoli di dieci anni fa. A pagina tre era pubblicata la lettera che Gabriele Cagliari ha scritto alla famiglia prima di chiudersi nel bagno della sua cella, infilarsi un sacchetto di plastica in testa, e legarselo al collo coi lacci delle scarpe.

La riproduco qui sotto, senza commento. A monito. So cosa si prova e so cosa sia la gogna mediatica.

“Miei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti: sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna.
La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell’opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto.
Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile.
Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.
Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, né le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare né di decidere, né ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carta d’identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare
Per di più ho sessantasette anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravità e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degradanti.
Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare.
L’obbiettivo di questi magistrati, quelli della Procura di Milano in modo particolare, è quello di costringere ciascuno di noi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente, con quello che loro chiamano il nostro “ambiente”. Ciascuno di noi, già compromesso nella propria dignità agli occhi della opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essere stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di “collaborazione” che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile: che diventi cioè quello che loro stessi chiamano un “infame”. Secondo questi magistrati, a ognuno di noi deve dunque essere precluso ogni futuro, quindi la vita, anche in quello che loro chiamano il nostro “ambiente”.
La vita, dicevo, perché il suo ambiente, per ognuno, è la vita: la famiglia, gli amici, i colleghi, le conoscenze locali e internazionali, gli interessi sui quali loro e loro complici intendono mettere le mani.
Già molti sostengono, infatti, che agli inquisiti come me dovrà essere interdetta ogni possibilità di lavoro non solo nell’Amministrazione pubblica o parapubblica, ma anche nelle Amministrazioni delle aziende private, come si fa a volte per i falliti.
Si vuole insomma creare una massa di morti civili, disperati e perseguitati, proprio come sta facendo l’altro complice infame della magistratura che è il sistema carcerario.
La convinzione che mi sono fatto è che i magistrati considerano il carcere nient’altro che uno strumento di lavoro, di tortura psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione, o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente.
Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima.
Qui dentro ciascuno è abbandonato a stesso, nell’ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell’inattività nell’ignavia; la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita.
Come dicevo, siamo cani in un canile dal quale ogni procuratore può prelevarci per fare la propria esercitazione e dimostrare che è più bravo o più severo di quello che aveva fatto un’analoga esercitazione alcuni giorni prima o alcune ore prima.
Anche tra loro c’è la stessa competizione o sopraffazione che vige nel mercato, con differenza che, in questo caso, il gioco è fatto sulla pelle della gente. Non è dunque possibile accettare il loro giudizio, qualunque esso sia.
Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario, al loro regime della totale asocialità. Io non ci voglio essere.
Hanno distrutto la dignità dell’intera categoria degli avvocati penalisti ormai incapaci di dibattere o di reagire alle continue violazioni del nostro fondamentale diritto di essere inquisiti, e giudicati poi, in accordo con le leggi della Repubblica.
Non sono soltanto gli avvocati, i sacerdoti laici della società, a perdere la guerra; ma è l’intera nazione che ne soffrirà le conseguenze per molto tempo a venire. Già oggi i processi, e non solo a Milano, sono farse tragiche, allucinanti, con pene smisurate comminate da giudici che a malapena conoscono il caso, sonnecchiano o addirittura dormono durante le udienze per poi decidere in cinque minuti di Camera di consiglio.
Non parliamo poi dei tribunali della libertà, asserviti anche loro ai pubblici ministeri, né dei tribunali di sorveglianza che infieriscono sui detenuti condannati con il cinismo dei peggiori burocrati e ne calpestano continuamente i diritti.
L’accelerazione dei processi, invocata e favorita dal ministro Conso, non è altro che la sostanziale istituzionalizzazione dei tribunali speciali del regime di polizia prossimo venturo. Quei pochi di noi caduti nelle mani di questa “giustizia” rischiano di essere i capri espiatori della tragedia nazionale generata da questa rivoluzione.
Io sono convinto di dover rifiutare questo ruolo. E’ una decisione che prendo in tutta lucidità e coscienza, con la certezza di fare una cosa giusta.
La responsabilità per colpe che posso avere commesso sono esclusivamente mie mie sono le conseguenze. Esiste certamente il pericolo che altri possano attribuirmi colpe non mie quando non potrò più difendermi. Affidatevi alla mia coscienza di questo momento di verità totale per difendere e conservare al mio nome la dignità che gli spetta.
Sento di essere stato prima di tutto un marito e un padre di famiglia, poi un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di portare un po’ più avanti il nostro nome e che, per la sua piccolissima parte, ha contribuito a portare più in alto questo paese nella considerazione del mondo.
Non lasciamo sporcare questa immagine da nessuna “mano pulita”. Questo vi chiedo, nel chiedere il vostro perdono per questo addio con il quale lascio per sempre.
Non ho molto altro da dirvi poiché questi lunghissimi mesi di lontananza siamo parlati con tante lettere,
ci siamo tenuti vicini. Salvo che a Bruna, alla quale devo tutto. Vorrei parlarti Bruna, all’infinito, per tutte le ore e i giorni che ho taciuto, preso da questi problemi inesistenti che alla fine mi hanno fatto arrivare qui.
Ma in questo tragico momento cosa ti posso dire, Bruna, anima dell’anima mia, unico grandissimo amore, che lascio con un impagabile debito di assiduità, di incontri sempre rimandati, fino a questi ultimi giorni che avevamo pattuito essere migliaia da passare sempre insieme, io te, in ogni posto, e che invece qui sto riducendo a un solo sospiro?
Concludo una vita vissuta di corsa, in affanno, rimandando continuamente le cose veramente importanti, la vita vera, per farne altre, lontane come miraggi e, alla fine, inutili. Anche su questo, soprattutto su questo, ho riflettuto a lungo, concludendo che solo così avremo finalmente pace. Ho la certezza che la tua grande forza d’animo, i nostri figli, il nostro nipotino, ti aiuteranno a vivere con serenità e a ricordarmi, perdonato da voi per questo brusco addio.
Non riesco a dirti altro: il pensiero di non vederti più, il rimorso di avere distrutto i nostri anni più sereni, come dovevano essere i nostri futuri, mi chiude la gola.
Penso ai nostri ragazzi, la nostra parte più bella, e penso con serenità al loro futuro.
Mi sembra che abbiano una strada tracciata davanti a sé. Sarà una strada difficile, in salita, come sono tutte le cose di questo mondo: dure e piene di ostacoli. Sono certo che ciascuno l’affronterà con impegno e con grande serenità come ha già fatto Stefano e come sta facendo Silvano.
Si dovranno aiutare l’un l’altro come spero che già stiano facendo, secondo quanto abbiamo discusso più volte in questi ultimi mesi, scrivendoci lettere affettuose.
Stefano resta con un peso più grave sul cuore per essere improvvisamente rimasto privato della nostra carissima Mariarosa.
Al dolcissimo Francesco, piccolino senza mamma, daremo tutto il calore del nostro affetto e voi gli darete anche il mio, quella parte serena che vi lascio per lui.
Le mie sorelle, una più brava dell’altra, in una sequenza senza fine, con le loro bravissime figliole, con
Giulio e Claudio, sono le altre persone care che lascio con tanta tristezza. Carissime Giuliana e Lella, a questo punto cruciale della mia vita non ho saputo fare altro, non ho trovato altra soluzione.
Ricordo Sergio e la sua famiglia con tanto affetto, ricordo i miei cugini di Guastalla, i Cavazzani e i loro figli. Da tutti ho avuto qualcosa di valore, qualcosa di importante, come l’affetto, la simpatia, l’amicizia.

A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non è così, questo è un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidità, chiarezza e determinazione.
Non ho alternative. Desidero essere cremato e che Bruna, la mia compagna di ogni momento triste o felice, conservi le ceneri fino alla morte. Dopo di che siano sparse in qualunque mare. Addio mia dolcissima sposa e compagna, Bruna, addio per sempre.

Addio Stefano, Silvano, Francesco; addio Ghiti, Lella, Giuliana, addio.
Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l’ultima volta.
Il vostro sposo, papà, nonno, fratello

Gabriele




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7 luglio 2007

Il mito kennediano del giovane comunista Veltroni

 

Jhon Fitgerald Kennedy (Jfk)
Jfk è difficilmente ascrivibile al Pantheon d’eroi del Partito democratico italiano, visto che una volta alla Casa Bianca avviò la guerra del Vietnam, provò a invadere Cuba, fu sul punto di far scoppiare la terza guerra mondiale con i sovietici (ma in versione atomica), propose di “abbassare energicamente le tasse” e ritardò l’adozione della legge sui diritti civili per paura di perdere il voto dei segregazionisti democratici del sud. Kennedy è l’emblema dell’anticomunismo militante, l’ispiratore di una generazione di “cold warriors”, il presidente della politica estera unilaterale basata sulla dottrina del fermare a tutti i costi l’effetto domino creato dall’avanzata comunista. Kennedy è stato il comandante in capo del riarmo, degli interventi militari preventivi in Asia e in America latina, oltre che il fustigatore dell’inutilità dell’Onu.

Il patriarca Joe Kennedy, un anti-ebraico
Il lato oscuro del mito dei Kennedy parte dalle attività del patriarca Joe, ma coinvolge il presidente JFK e più di tutti Bob, l’idolo veltroniano. Joseph Kennedy senior sosteneva che un compromesso con i nazisti era possibile, criticava Winston Churchill che credeva il contrario, appoggiava l’allora premier inglese Neville Chamberlain che a Monaco fu il protagonista della resa occidentale a Hitler. Ancora: riceveva gli elogi dei nazisti, provava a incontrare il Fürher, era contrario all’intervento militare contro i nazifascisti e si batteva contro Franklin Delano Roosevelt passato, nel frattempo, da un atteggiamento neutrale a un’aperta politica antinazista. Come se non bastasse, i libri di storia kennediana sono colmi di citazioni esplicitamente antisemite cui spesso il patriarca di Boston si lasciava andare (“gli ebrei come individui vanno bene, ma come razza puzzano, si appropriano di tutto ciò che toccano”).

JFK e Bob Kennedy
Jfk inviò 16 mila tra advisors militari e forze speciali in Vietnam a sostegno del governo anticomunista e autorizzò l’uso del napalm. Le biografie uscite in questi anni raccontano un Bob Kennedy che va oltre l’icona del pacifista e del militante dei diritti civili, del politico capace di sfidare l’apartheid sudafricano e di lottare per la giustizia sociale. Bob Kennedy è ricordato, piuttosto, come un uomo cattivo e spietato, addirittura omofobico, capace di vedere soltanto il bianco o il nero. Suo padre di lui diceva: “Quando Bob ti odia, ti odia tutta la vita”. Chi ha lavorato con lui ricorda le crisi di collera e gli atteggiamenti bambineschi. Alla guida delle campagne elettorali del fratello, Bob ha inaugurato la stagione dei “dirty tricks”, i “giochi sporchi” che poi sono diventati sinonimo delle campagne politiche di Nixon. Alle primarie, nelle contee cattoliche, Bob faceva distribuire volantini anticattolici firmati dall’incolpevole avversario di suo fratello, provocando reazione e sdegno tra gli elettori. I primi passi pubblici di Bob Kennedy sono quasi sempre nascosti dai suoi fan. Bob cominciò a investigare sui presunti agenti sovietici, alla sezione di Sicurezza interni del dipartimento di Giustizia. Nel 1952 è diventato consigliere del senatore repubblicano Joe McCarthy, proprio ai tempi della Commissione per le attività antiamericane che inaugurò la stagione della caccia alle streghe comuniste. McCarthy era un amico di famiglia, riceveva finanziamenti dai Kennedy, con i quali scambiava favori politici, a cominciare da una specie di desistenza al momento della candidatura di John al Senato. McCarthy era il pupillo del patriarca Joe e l’ex fidanzato delle due sorelle di John e Bob, prima di Eunice (oggi suocera di Schwarzenegger), poi di Pat. Bob ha lavorato sei mesi con lui, durante i quali gli stava dietro mentre il senatore tartassava le sue vittime sospettate di comunismo. L’accostamento tra i Kennedy e il maccartismo era, ed è, parecchio imbarazzante, tanto che John era sempre costretto a trovare una scusa per non criticare o non censurare mezzi e metodi che facevano inbufalire l’America liberal.  La versione ufficiale del mito dei Kennedy dice che Bob ha lasciato McCarthy quando questi era sulla via dell’autodistruzione. Le campagne anticomuniste di Bob sono continuate al dipartimento di Giustizia. Il 10 ottobre 1963, Bob ha commesso quello che è considerato uno degli atti più ignobili della storia politica americana: autorizzò l’Fbi di Hoover a intercettare le telefonate di Martin Luther King e dei suoi familiari, perché sospettati di coprire le attività comuniste di un collaboratore. In seguito, Bob ha recuperato il rapporto con King e dopo l’assassinio del reverendo è diventato lui stesso l’icona del movimento dei diritti civili. Ma la crociata anticomunista di Bob non ha mai conosciuto soste. Alla Casa Bianca era lui a guidare le operazioni per uccidere Fidel Castro. A lui si deve anche il conio della parola “counterinsurgency”. Jfk gli aveva affidato un ufficio speciale di attività anti-insurrezioni, dove gli uomini di Bob addestravano le polizie degli stati dell’America del sud a sopprimere le rivolte comuniste. Il dipartimento di Stato era contrario, ma l’impulso messianico di Bob ha avuto la meglio, col risultato che gli apparati di sicurezza di quei paesi sono diventati uno strumento di repressione efficiente e professionale.




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6 luglio 2007

magistratura all'attacco

Da il Foglio
Magistrati contro Mastella; Mastella a favore dei magistrati, però contro; D’Ambrosio contro Mastella, ma a favore; i magistrati contro D’Ambrosio, ma senza dirlo; D’Ambrosio contro i magistrati, ma sottovoce; Di Pietro che avverte: questo è un inciucio, voterò no; Mastella che risponde: se vota no, me ne vado prima io; Di Pietro che ribatte: io non faccio cadere il governo; Mastella che riflette: allora io non cado; Veltroni angosciato: sarà tutta una trappola contro di me? L’esecutivo Anm che si dimette; il segretario uscente Nello Rossi che specifica: “Le dimissioni sono tattiche”; allorquando si precisa, da Palermo, come il dissenso sarebbe per la verità strategico; gli avvocati che proclamano sei giorni di sciopero; contro chi? Non si sa. I magistrati che dicono: allora scioperiamo anche noi; Prodi angosciato: sarà tutta una trappola contro di me? Fassino che tace, poverino. La Camera che vuole una cosa; il Senato che un’altra; alcuni partiti di governo che la vorrebbero tenere giù; altri su; altri, mezza bassa e mezza alta.




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6 luglio 2007

magistrati spiati? Si apre un problema democratico

Alla luce del voto unanime del Csm sull'attività di spionaggio di un certo numero di Magistrati, non si può, non si deve far finta di niente. Ora il problema è duplice: o il Csm ha preso un colpo di sole (allora è necessario attivare un'attività conseguente- Cossiga docet) oppure Pollari, Martino e Berlusconi sono coinvolti nel più serio atto di eversione contro la democrazia in Italia.
Su questioni così gravi, il Parlamento non può far finta di niente.




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5 luglio 2007

http://digilander.libero.it/pinoligabue/

QUESTO E' IL SITO DI PINO LIGABUE, andate a vedere. Pino ha aderito alla campagna contro il turismo sessuale creandone un logo e tante altre cose positive che scoprirete.




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5 luglio 2007

Un paese dove i politici vivono in un loro mondo

Magdi Allam, un mussulmano democratico, difende i cristiani perseguitati. I teo-dem, i cattolici di ogni tipo non hanno neanche la forza (o la sensibilità) per capire che la battaglia per i cristiani coincide con quella per la nostra dignità. Veltroni che innalzava gigantografie in Campidoglio per tutti i sequestrati di serie A, tace. E’ meglio ormai. Famiglia Cristiana critica per Padre Bossi e l’Unione risponde con durezza. Sarebbe stato meglio un’onesta autocritica. Cecilia Sarkozy restituisce la carta di credito dopo aver speso 400 euro, in Italia i deputati hanno privilegi a vita. Leggina sui portaborse abusivi: chi non li ha i soldi li intasca? Ma a cosa servono questi portaborse? Dopo le Iene, il paese seppe che Bertinotti, cadendo dalle nuvole, dichiarò “Non sapevo”. E intanto scrive a Beppe Grillo che nulla può fare per far decadere parlamentari con pena passata in giudicato. Ma se io come dipendente pubblico, accusato fui (giustamente) immediatamente sospeso dalle funzioni, i parlamentari con sentenze passate in giudicato non dovrebbero essere sospesi dal servizio?

D’Eramo, su Il manifesto, dice giustamente che certe giunte di sinistra su trasporti, nettezza urbana, asili nido e legalità sono come le giunte di destra, partendo dall’incidente alla moglie del Presidente in un posto dove il marciapiede è minuscolo. Dibattito inutile sulla signora Napoletano ma opportuno sui sindaci (cacicchi) ed il loro operato. Bassolino e il rinascimento napoletano sono finiti sotto un cumulo d’immondizia ma dentro i 44 del PD (!!). Uso il metro e gli autobus per andare al lavoro, dove passo il cartellino e faccio l’orario contrattuale. Bene, avete mai provato cari sindaci o ministri a prendere una metro? Siete mai saliti su un autobus? Vedete mai quanti sono gli incidenti di moto e motorini per le buche in città. Mi spiace ma i sindaci si giudicano da come tengono e governano la città (Petroselli docet). Siete mai andati in un ospedale pubblico? E le scuole? No perché la maggioranza dei nostri politici va in clinica privata, nelle scuole private (magari cattoliche, dagli Scolopi) mentre IL POPOLO DEVE ANDARE NELLE SCUOLE, OSPEDALI, TRASPORTI PUBBLICI. Peggio per loro: i nostri politici preferiscono i salotti e magari le feste di Briatore.




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4 luglio 2007

GUERRA SI MA SOLO CONTRO I MILITARI? MA MI FACCIA IL PIACERE!


di Gavio Ponzio
Dopo l'ossimoro delle bombe intelligenti l'inevitabile oltraggio al senso del ridicolo dei politici si sposta sulle guerre senza colpire i civili. Accade che il nostro governo pensava che la guerra ormai fosse solo contro i militari. D'altronde chiunque legga i giornali sa che nell'ex Jugoslavia, in Kossovo, in Iraq, nel Darfur, le guerre hanno ucciso e uccidono solo i militari, quando mai la popolazione civile è rimasta colpita dai bombardamenti? Lo stupore di Prodi e D'Alema è che non gli avevano detto che durante una guerra muoiono anche bambini e donne che non c'entrano niente. Poverini, se ne sono accorti solo dopo che avevano accettato di aiutare gli usa a sparare ai cattivi, altrimenti ... Altrimenti che? Altrimenti non avrebbero mandato i militari? Oppure non starebbero costruendo in loco la Guantanamo di Kabul, un carcere con 372 celle e gli stessi strumenti di tortura della base cubana, oltre ad altri carceri disumani in tutto l'Afghanistan? Era questa la cooperazione italiana allo sviluppo con cui la sinistra radicale ha accettato di votare si alla nostra partecipazione alla guerra? Forse qualcuno ha detto a Giordano e a Diliberto che si trattava di lavori per infrastrutture, cooperazione all'edilizia. Gli appelli alla ragione ormai sono inutili, se anche quelli che hai votato perché si opponessero alla guerra poi la votano perchè sennò torna Berlusconi, il quale è ugualmente a favore della guerra, quindi non si capisce dove sta la differenza con Prodi, insomma se anche i "tuoi" sono come i "loro" non c'è via d'uscita. Qualcuno forse ricorderà la bomba a neutroni, credo fosse stata elaborata durante l'amministrazione Carter. Ecco quella era l'esemplificazione di dove può arrivare l'ipocrisia guerrafondaia, ed è il paradigma di quella odierna. La bomba a neutroni fu propagandata perchè era una bomba buona, distruggeva, ammazzava, annientava le persone ma lasciava intatti gli edifici. Insomma prima eliminava un popolo poi gli lasciava le case dove non avrebbe abitato mai più nessuno. La famosa frase di Brecht sugli eroi va rovesciata: abbiamo un enorme bisogno di eroi, di eroi che anzichè schiacciare il tasto che sgancia le bombe da un aereo abbiano almeno il coraggio di schiacciare un tasto dai banchi del parlamento per dire con forza che la guerra è una sola e non esistono guerre giuste.




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