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Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






4 giugno 2007

Per Federico Aldrovandi

"Ma questa storia - scrive Daniela, che abita  a Ferrara - colpisce in modo particolare. Ogni volta che parlo di lui o leggo mi vengono le lacrime. Perchè era un ragazzo di soli 18 anni che camminava solo e disarmato, perchè ho una figlia che ha solo qualche anno di più e gira la notte da sola per tornare a casa.
Perchè in mezzo a quei quattro poliziotti c'era una  donna. Per tutto quello che hanno fatto per infangare Federico e per tutto quello che hanno fatto per insabbiare tutto. e se giustizia sarà fatta, il merito è solo della sua famiglia e poi via via della gente che ha sostenuto le iniziative promosse dai suoi genitori... io spero veramente in un futuro migliore".
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it




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1 giugno 2007

Forza New Black Panthers


"Per giocare a baseball occorre essere veri uomini: è il gioco più completo che si conosca al mondo. Non è mai esistito niente di più adatto per misurare l'autentico valore di un uomo quanto a fegato, prontezza, velocità...
E' l'unico sport che non hai bisogno di giocare per sapere quanto sia bello, nobile, leale."
(Babe Ruth)
 




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1 giugno 2007

Intervista a Mustafà Barghouti

Da BBC /arabic/ 23-5-07
E' stato rinviato l'incontro tra il presidente Abu Mazen (Fateah) e il primo ministro Haniye a Gaza...
Sì, Israele l'ha impedito. Abu Mazen è di Gaza e noi dovremmo avere la possibilità di recarci sia nel West-Bank che nella striscia di Gaza, ma ci viene impedito. Se questo avviene per i ministri dell'autonomia palestinese, tanto più per il cittadino comune... E' necessario per noi ministri poter discutere sul problema della sicurezza interna dopo gli scontri delle scorse settimane tra le fazioni di Fateah e Hamas e sul modo con cui Israele sta conducendo le operazioni militari nel West-Bank e nella striscia le quali sono sempre più pesanti. In questo periodo hanno raggiunto il massimo grado di violenza, così come le gravi minacce da parte di Israele, di uccidere il primo ministro o altri esponenti del governo come pure il segretario del partito Hamas Chaled Màshal.

Dottor Barghouti, come può avere dei rapporti un governo che è provocato in questo modo, con minacce al primo ministro e al segretario del partito, non è certo trascurabile e non è certo facile...
Noi non abbiamo paura e la nostra volontà è ferma: primo, non accogliere le minacce israeliane. Sia per quanto riguarda le operazioni militari che Israele sta conducendo come dalle minacce che abbiamo subito, appare chiaro che Israele è un governo militarista e aggressore, bisogna che il mondo sappia come sono stati gli ultimi sviluppi dello scontro: avevamo proposto una tregua reciproca, simultanea, e Israele ha rifiutato, l'ha rifiutata Zipi Livni, ministro degli esteri israeliano, come pure il ministro della difesa. Oggi queste minacce non servono ad altro che a intensificare una situazione già di per sé grave. E' chiaro che Israele, in questo momento, vuole gettare benzina sul fuoco. Holmert, dopo aver subito uno scacco in Libano, vuole ora compensare il fallimento scagliandosi contro i palestinesi.

Quando è avvenuto che la parte palestinese ha proposto la tregua che poi Israele ha rifiutato?
La proposta di una tregua con Israele è stata discussa in una riunione del governo, è stato un rinnovo della stessa proposta fatta in precedenza con la presentazione del programma del governo, il 18 Marzo.

Ci sono altri dati sui quali Israele si basa per non accettare la tregua per cui si è impegnato in una operazione militare così vasta? Forse vi era un sentimento di risentimento contro Hamas o contro l'amministrazione palestinese in generale?
Israele non vuole la cessazione delle ostilità e non vuole nemmeno il negoziato: prima non ha voluto discutere con Abu Mazen sui problemi attuali e successivamente ha rifiutato il dialogo con il governo e le fazioni palestinesi. Israele vuole l'intensificazione degli scontri e vuole prendere tempo, annettere terra, aumentare gli insediamenti e che non ci sia più la possibilità di formare uno stato palestinese indipendente. Inoltre vuole attribuire tutta la responsabilità della crisi ai palestinesi, questo è ingiusto e inaccettabile. Il mondo deve sapere questo: Israele vuole il deterioramento della situazione attuale.

Perché è proibito anche a voi come ministri di entrare a Gaza, in questo momento difficile nel quale sono in atto scontri tra le fazioni palestinesi?
Abu Mazen passa dal West-Bank come si passa la frontiera tra due nazioni e non come si va da una zona all'altra di uno stesso paese, Israele non vuole che il governo palestinese funzioni, che riesca ad assolvere i suoi impegni, non vuole la sua affermazione. Noi ci domandiamo meravigliati di come si possa avere l'impudenza di contrastare un governo, quello palestinese, che ha il consenso del 96% degli elettori palestinesi, molto più rappresentativo del governo di Holmert che si regge su una debole maggioranza del 3%, come ha fatto notare la rivista americana Time.

Israele dice che non c'è possibilità di un accordo finché c'è Hamas...
E' Israele che ha deciso che non c'è possibilità di dialogo.

Mustafà Barghouti è l'attuale ministro dellìinformazione del governo di unità nazionale palestinese. Dopo aver fondato il Medical Relief, un'organizzazione per gli aiuti umanitari in campo medico che opera in Palestina, ha fondato un partito e ora è ministro. Non essendo membro dei due grandi partiti Fateah e Hamas, e non essendo un politico di mestiere, lo si potrebbe quasi qualificare come un indipendente. Gode la stima delle organizzazioni internazionali per il suo impegno umanitario in questi anni difficili di guerra e ora, si pu&ò dire, di apartheid




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1 giugno 2007

Politica e antipolitica

Il compito della politica non è prevedere il futuro, ma renderlo possibile.
Oggi si parla dell’antipolitica ovvero della critica all’elite politica staccata dalla realtà. Se lo dice il Il leader politico che reputo migliore, D’Alema, è una analisi rispettata. Se la fa Montezemolo è antipolitica, se lo fa la gente è qualunquismo. Ma dove vengono le idee giuste? Dal dibattito sociale, dall’inchiesta, dal conflitto e dall’immersione nei problemi del sale e del pepe. Ricordo a molti compagni della sinistra che Dp (il piccolo partito dalle grandi idee) denunciò oltre 30 anni fa la tendenza all’autonomia del politico. Secondo me, se il dirigente politico sta tra la gente, ne ascolta esigenze e bisogni senza stare chiuso dentro la propria torre d’avorio (parlando al popolo solo dalla Tv) allora tornerà questi tornerà “fare politica”. Basta con l’uso spregiudicato della Tv, torniamo tra la gente, nei quartieri, dai campi alle officine e facciamo che i giornalisti facciano inchieste e non continui dibattiti con le stesse facce. Chi va a Torbellamonaca, al Trullo, a Bravetta (quartieri periferici di Roma) come un tempo? Dove sono finiti i dibattiti nei quartieri, i volantinaggi nei mercati?
Oggi la classe politica è il prodotto delle decisione di pochi dirigenti di partito, sono il prodotto dell cooptazione dall’alto. Molti parlamentari sono ancora lì, ormai eterni e quindi fuori dal giudizio umano. L’attaccamento alla poltrona è bipartisan: Mastella (9 legislature), Cossutta (10), La Malfa (9), De Mita (8), Violante (8), Casini (7), Fini (7), Bonino (7) e via dicendo. I politici parlano tra loro ed i giovani li sentono lontani dai loro problemi quali il lavoro, la casa, i sogni, il futuro.
E così via: eterni come la nomenclatura sovietica. Più longevi di Breznev.
All’estero gente che ha sconfitto la Tatcher, è durato 12 anni: Tony Blair. Idem per Brandt, Olof Palme, Brundtland, Soares, Clinton, Schroeder, ecc. Solo in Italia sono giovani leader che hanno già subito sconfitte nella corsa al premierato oppure gente che già nel 1969 era al centro della scena politica. Il ricambio è necessario ed una classe dirigente che non lo favorisce è misera e destinata a non lasciare traccia di sé.
Dice Alex Zanotelli: …….è arrivata l’ora di reagire alla politica che non ci sta più a sentire e va avanti come treni, in barba a tutto ciò che possiamo dire o pensare….Occorre riflettere tutti insieme: bisogna riunirsi e immaginare azioni intelligenti, eclatanti e non violente. Qualche cosa che fai una volta e poi non ripeti più. E porsi nello spirito di dire: magari vado in galera, va bene, lo accetto. Pur di riuscire a sbloccare questa situazione. Perché davvero non se ne può più…….
Dice Pericle: “Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende le proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private”.
Noi di Dp eravamo così e siamo ancora oggi, senza Dp, così.




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1 giugno 2007

62 anni di lotta per la democrazia

 Compleanno di Aung San Suu Kyi
Cari amici, vorremmo celebrare insieme a voi il 62° compleanno di Aung San Suu Kyi (19 giugno 2007) unendoci alla campagna internazionale lanciata per la sua liberazione.
La scora settimana, nonostante le pressioni internazionali e le manifestazioni dei suoi sostenitori, il regime militare di Myanmar contro il quale lei si è sempre battuta, ha deciso di prolungare la sua detenzione di un altro anno. Degli ultimi 17 anni, San Suu Kyi ne ha trascorsi circa 11 in isolamento.
La lotta per la democrazia non ha confini. Noi vogliamo l’ingerenza umanitaria e democratica per questo vogliamo far sapere al Governo birmano che ASSK ed il popolo birmano non sono soli. Dall’Italia partano lettere di protesta e moltiplicate lo sforzo affinché San Suu Kyi possa ritornare in libertà. Sarebbe molto utile che il Comune di Roma o altri comuni d’Italia offrissero la cittadinanza onoraria a questo simbolo della libertà.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto perchè la campagna abbia l’effetto sperato. Iniziate sin da ora a spedire lettere di protesta all’Ambasciata birmana con sede a Roma:
Ambasciata di Myanmar presso lo Stato Italiano
00135 Roma (RM) - Via della Camilluccia, 551
Per la libertà di Aung San Suu Kyu e del popolo birmano




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