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Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






8 giugno 2007

D'Alema sotto tiro

Massimo D'Alema è l'ultimo vero leader che ci ha consegnato il secolo passato. E' l'unico uomo politico che, perdendo le elezioni, si dimette. Non ricordo politici che si siano dimessi anche quando il popolo mostra di non gradirli. La poltrona resta sempre attaccata al deretano di questa genia di politici che si sentono necessari al Paese (con la P maiuscola).
Rinuncia per il " rosso antico" Bertinotti alla Presidenza della Camera, lascia il posto a Fassino nel Partito, fa un passo indietro per Napolitano, lascia la casa di un Ente quando tutti i parlamentari fanno la corsa per avere appartamenti della Casse o di quei poche Enti che non hanno visto la cartolarizzazione degli immobili. Eppure si tenta di accreditare l'idea che abbia conti all'estero. Conosco per esperienza il metodo: butta fango e qualcosa resterà.Tutti gli avversari (in primis Berlusconi e Fini) dichiarano la loro solidarietà. Tiepida da certe frange dell'ulivo e della Margherita. Forse si sbaglia a pensare male ma certe volte si centra l'obiettivo: affondare D'Alema. O mi sbaglio? O non ho letto i giornali giusti? Replica del caso Unipol?




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8 giugno 2007

Il cono di Buttiglione

L’on. Buttiglione è goloso. Ma anche la sen. Soliani (Ulivo) protesta. Vogliono il cono gelato alla buvette del Parlamento. Accontentiamoli. Che gusti vogliono? Dobbiamo fare una gara di appalto per grandi chef? Vogliamo interpellare Vissani?…. Domanda: a prezzo di mercato o da parlamentare? Insomma diamogli tutto. Sarebbe utile che la casta degli onorevoli leggesse meglio il libro di Rizzo/Stella, “La casta”. Non vorrei che a forza di stare chiusi in Parlamento si dimentichino la gente comune ed i loro problemi………




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8 giugno 2007

Caro Luigi...

Ringrazio Roberto per questo suo messaggio

ti volevo semplicemente fare un saluto e dirti grazie per aver scritto il libro. Ti ringrazio soprattutto per aver raccontato la tua esperienza e avermi dato la possibilità di conoscere una storia, la tua, e in parte, quella del nostro paese. Io, del 1982, quando avevo appena 6 anni, ricordo il mio primo giorno di scuola, così come il mio primo tuffo in piscina: durante la prima settimana non ho neanche idea di quanta acqua abbia bevuto. Per il resto, i festeggiamenti dello scudetto della Roma e della vittoria italiana in Spagna, continuamente ripetuti sugli schermi televisivi fino alla nausea, a dimostrazione di una totale ignoranza di una storia recente che mi/ci aiuterebbe meglio a capire dove siamo arrivati oggi.
Grazie per aver trovato il coraggio di affrontare paure ed emozioni, che escono fuori delicatamente dal racconto lasciandomi sgomento e senza parole, ma con la testa piena di riflessioni e domande alle quali, per la maggiore, si trova risposta nel libro stesso. E poi, non è detto che ogni domanda debba sempre avere una risposta. Gli asiatici, ad esempio, a domanda, molte volte, rispondono con un'altra domanda....
Devo ammettere che dopo le prime pagine, conoscendo l'esito della vicenda e avendo avuto la fortuna di conoscerti di persona, leggevo e scorrevo sperando di arrivare presto alla fine per ritrovarti finalmente fuori e libero dalla costrizione carceraria. Poi, però, le lettere ai, e dei tuoi amici, i racconti del tuo lavoro, del tuo impegno, dei tuoi viaggi, dei tuoi incontri, dei tuoi sogni delle tue aspirazioni, dei tuoi progetti, della tua forza di volerci credere sempre e ad ogni costo, hanno fatto si che non sarei mai voluto arrivare alla fine. Una fine per fortuna c'è stata: la chiusura dell'istruttoria.
Ho apprezzato molto, davvero, e ho provato un'emozione fortissima quando ho letto la tua lettera di risposta a Maurizio e Neve ("L'uomo della pace"). La pace è "sintesi di tutte le questioni della vita sociale. È libertà, fraternità, solidarietà e giustizia, impegno a modificare il crescente ricorso alla violenza come mezzo per risolvere i conflitti interni ai popoli tra le nazioni, trionfo della non-violenza, della ragione, della trattativa, del dialogo"…
Questo, per dirti che il tuo lavoro non è andato perduto, perché oggi ci sono persone che credono fermamente in quello che tu scrivevi 25 anni fa e che sicuramente avevi maturato già precedentemente. Anche perché le tue parole, oggi, valgono come allora.
Grazie ancora Luigi… a presto
Roberto




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8 giugno 2007

E se 20 anni vi sembran pochi...

Pubblico volentieri questo intervento di Daniele

Luigino Scricciolo il 4 febbraio 1982 è ai Consigli generali Cgil-Cisl-Uil a Firenze. E' un dirigente Uil, responsabile del dipartimento Esteri (il giorno prima ha partecipato una manifestazione a favore di Solidamosc con il Sindaco di Firenze). Viene arrestato e portato subito a Roma: l'accusa è "partecipazione a banda armata". Un mese dopo un'altra accusa: concorso esterno al rapimento del generale Dozier. Insomma, sarebbe un brigatista rosso. Ma anche spia: in aprile nuove accuse di spionaggio (a favore della Bulgaria!) e attentati contro l'integrità e l'unità dello Stato. Si proclama innocente, perché lo è, chiede inutilmente prove, riscontri. Nel giugno 1982 inizia lo sciopero della fame: la moglie Paola (spostata nel 1979) chiede di ottenere il divorzio; richiesta accolta, a Paola Elia il tribunale assegna la casa con ciò che contiene. Scricciolo perde tutto.
Un anno di sciopero della fame, bevendo solo acqua e mangiando una mela ogni due giorni), alcuni ricoveri in ospedale. Arriva a pesare 45,7 kg. Sica si oppone alla richiesta di arresti domiciliari, ma nel giugno 1984 i giudici istruttori la concedono. Scricciolo ha fatto due anni e due mesi in carcere, a Rebibbia. Nel 1991 il Tribunale di Verona lo scagiona da ogni accusa circa il rapimento Dozier.
Per tutti gli altri reati l’istruttoria viene chiusa, con inaudita celerità, il 6 settembre 2001: proscioglimento pieno. Sono passati 7.171 giorni dalla notifica del primo ordine di cattura. Questa, per sommi capi, la vicenda di un cittadino diventato “detenuto in attesa di giudizio”. Vicenda che nel suo diario Scricciolo racconta senza nascondere l’emozione e la sofferenza, senza fingere di essere animato da chissà quale forza stoica ed eroica. E’ vero, non è stato né il primo né l’unico caso di giustizia ingiusta. Ma questo non toglie nulla alla gravità di quello che è successo, e la testimonianza di Scricciolo è preziosa perché non si deve mai dimenticare l’ingiustizia. Repetto poi ricorda l’agghiacciante particolare che rivela la disumanità dell’istituzione: nessuno, dopo due decenni, ha neppure chiesto scusa a Scricciolo. Conosco Luigino da 30 anni, e non c’è bisogno di aggiungere nulla alle manifestazioni di stima e di affetto di Repetto (socio della cooperativa editrice) e di Mario Capanna (che scrive l’introduzione). Ma al lettore voglio segnalare una stramberia politica evidentemente sfuggita ai sagaci magistrati inquirenti : per anni Scricciolo è stato uno dei più attivi sostenitori del sindacato Solidarnosc. Ve lo immaginate un brigatista che appoggia l’organizzazione anticomunista polacca (promuovendo manifestazioni e raccolta fondi) e che diventa amico di Lech Walesa, protagonista della crisi della Polonia comunista?
Daniele Albani Barbieri




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7 giugno 2007

Per ringraziamento...

... a tutti  gli intervenuti  alla presentazione del mio Diario alla Camera Deputati

Tanto affetto vero non lo sentivo da tempo.
Giovanni Russo Spena e Paolo Cento, tra un "Cantiere della sinistra" e l'altro, sono stati ben 2 ore a discutere con Bevere (magistrato) sulla giustizia e i suoi tempi, sulla gogna mediatica ed il caso Scricciolo.
Con Provvisionato moderatore, il leader di Dp, sen. Guido Pollice ha avvolto Scricciolo in un abbraccio affettuoso dentro un ricordo dell'attività politica e sindacale dello stesso. E, tra i ricordi di giornate trascorse insieme, Guido ha letto un passo del libro sulla pace di grande attualità.
Mori della Margherita ha raccolto l'esperienza descritta nel libro per fornire una lettura originale della spettacolarizzazione dei procedimenti.
Grazie Giovanni, Paolo, Guido, Gabriele e grazie a tutti i presenti.
Un ringraziamento perticolare al Giudice Priore e al giudice Bevere.
Forza amico Provvisionato, compagno di tante battaglie sullo sport e in generale.
Quanto al caro Repetto, sono secondo per affetto solo ad Harpo.




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7 giugno 2007

Caro Luigi...

Grazie ancora per questi messaggi che continuate ad inviarmi via e-mail e che pubblico volentieri

ti dico "caro" perché, anche se ci conosciamo da pochi anni e nel tempo in cui ci siamo frequentati non è stato possibile per noi approfondire alcun discorso personale, ti sento vicino come un amico.
Ho comprato il tuo libro subito dopo la presentazione e l'ho letto tutto d'un fiato.
Bravo, bravo, bravo!
Perché sei rimasto l'uomo che eri anche se ti hanno tolto la vita, perché hai atteso con pazienza ed oggi sei un uomo veramente "libero"!
Hai fatto benissimo a scrivere questo diario, per noi che abbiamo vissuto quegli anni e quei tremendi dubbi, per tutti quelli che non li hanno vissuti e non capiscono bene neanche il nostro mondo di oggi.
Condividevo con te l'odio per quei terroristi che ci stavano portando alla rovina, ed ho vissuto nella rabbia e nel terrore, portandomi dentro la paura che tutto fosse marcio anche intorno a me, militante forse troppo ingenua ma innamorata del mio paese e della libertà!
Ti esorto con tutto il cuore a darti da fare perché la storia della tua vita possa essere testimonianza indispensabile per le giovani generazioni, per tutte le Margherite!
Sto parlando ai miei amici del tuo libro e lo faccio girare con entusiasmo, perché si sappia e si ricordi.
Durante la presentazione del libro pensavo le cose che poi ho letto nella prefazione di Mario Capanna , soprattutto che non puoi perdere l'occasione di far conoscere la tua testimonianza, trasparente e luminosa, con gli strumenti di diffusione che oggi arrivano alla portata di tutti, la rete Internet, i Blog, ma certamente dovresti farne un film, perché chi non vuole parlare di queste cose non l'abbia vinta.
Ancora voglio dirti che mi ha avvolto la lettura del tuo bel diario in un'atmosfera poetica, dove si sente l'anima palpitante dell'uomo e della vita, nella sua essenza di respiro dell'anima.
Dalla penna è uscito quello che spesso non sappiamo dire a parole.
Questo fascino e la poesia di cui sembrano essere state permeate anche quelle tue drammatiche giornate di carcere, anzi forse soprattutto quelle, mi fa pensare che tu debba anche continuare a scrivere.
La ricchezza che hai dentro e che non hi potuto esprimere negli anni pieni della tua vita, forse ora potrebbe fiorire anche di più!
Ti abbraccio, Grazie, Luigi
Luciana




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7 giugno 2007

In omaggio al tuo libro

Non posso non pubblicare questa dimostrazione di affetto che mi è stata inviata via e-mail.

C'ero anch'io alla Camera dei Deputati alla presentazione del libro di Luigino e anch'io mi iscrivo all'elenco di quelli che si sono scusati con lui. Quelli che hanno parlato in quella sede lo hanno fatto a titolo istituzionale, politico, e hanno preso impegni nei suoi confronti per restituirgli piena dignità, minata dalle accuse infamanti che qualcuno aveva ingiustamente sostenuto, e che solo pochissimi veri amici avevano messo in dubbio.
Io sono un suo amico. Non da molto tempo: dai primi anni '90, quando già l'affare Scricciolo si era trasformato in un caso privato, fra la Giustizia e l'interessato. E non sono fra quelli che lo hanno difeso, tutt'altro. Io, che quando tutto avvenne non ero addentro alle cose della politica, non conoscevo né il fatto, né il suo protagonista. Poi un giorno, forse per caso, o forse per scelta del destino, seppi da una persona di quello che gli era successo. Ed allora iniziai ad informarmi: pagine e pagine di giornali di archivio, di verbali di commissioni parlamentari, il primo capitolo di un libro, credo scritto da quella stessa persona che il moderatore della presentazione del libro indicava come colui che ancora va in giro ad infamare la reputazione di Luigino. Insomma decine di fogli nei quali, pur avendo io studiato legge, e sapendo almeno distinguere una fase istruttoria da un processo, una condanna da un arresto, insomma, non ho letto una sola formula dubitativa.
Solo la certezza della colpevolezza di fatti gravissimi: spionaggio, collaborazione esterna in un sequestro di persona, partecipazione all'organizzazione di un tentativo di attentato.
Una spia, un terrorista, un attentatore.
E per dirla tutta, in quel capitolo iniziale, lo scrittore sostiene pure che Luigino, almeno lo spionaggio, lo avrebbe pure confessato, in prigione. Strana confessione deve essere stata, visto che poi in quelle parole non sono stati trovati i presupposti neanche per aprire un processo.
Comunque, torno a me, alle scuse che sento di farti, Luigino, perché lessi tutto, e pur non riuscendo a capire, da quanto veniva riportato, se eri stato solo arrestato o anche condannato, dubitai che dietro quell'uomo buono che noi, amici di recente data, conoscevamo, si nascondesse veramente l'individuo pericoloso che le cronache del tempo tratteggiavano.
E come in un inquietante film di Hitchcock, "Il sospetto", ho iniziato ad associare le tue tipiche stravaganze a quel passato non ancora abbastanza lontano, e non chiarito da alcuno.
Ed allora, un viaggio improvviso a Firenze, mentre tutti si stava al mare? Certamente un contatto con qualche emissario bulgaro. Ogni domenica mattina a Porta Portese? Perfetta situazione per effettuare scambi di documenti, fra la folla distratta,. Un auto di importazione parallela? Senza dubbio il corrispettivo di qualche incarico. Il tuo imbarazzo nel parlare della tua storia, quando te ne feci cenno? Omertà.
Solo pensieri, nessuna illazione, nessuna parola con altri.
Ma certa la mia colpa di essere caduto anch'io nella trappola che anni prima avevano teso a tutte le persone che ti circondavano, per passione politica, o amicizia. Poi il proscioglimento; la passeggiata con te, il giorno della morte di tuo padre, il tuo pianto disperato per non aver più modo, così, di farlo assistere alla tua riabilitazione pubblica; il libro e la conoscenza della tua sofferenza, delle umiliazioni subite. Ed il mio rimorso di oggi per i pensieri di allora, per la mia colpevole superficialità, per avere dato peso alle parole di una sola parte.
Scusa Gigio, sinceramente.
E grazie. Perché non mi capiterà più di giudicare una persona dai titoli di un giornale, dalle parole di qualcuno. Neanche se le accuse saranno le più infamanti. Non si può essere costretti ad abbandonare la propria casa, la propria residenza per la vergogna generata non da una colpa acclarata, ma da una semplice accusa, dalle insinuazioni delle persone che altro non hanno da fare che sbirciare nella vita altrui, per cercare di colmare il vuoto insanabile della loro. Come a Rignano, in questi giorni, o in ogni altra parte, dove la gogna arriva indipendentemente dalla condanna giudiziaria.
Scusa Gigio e grazie per la lezione di vita che mi hai dato.
Non mi vergogno a dirti che ti voglio bene.
Fabio




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6 giugno 2007

Il calcio visto da sinistra

Daniele Camilli
Contropiede. Breve discorso sopra il metodo del calcio
Edizioni Nottetempo, 72 pagine, Roma 2007
(in tutte le librerie dalla fine di maggio).


Il calcio come non è stato mai raccontato: un libro che cambierà il modo di vedere una partita e la storia del gioco più seguito nell'ultimo secolo.
In un linguaggio semplice e chiaro. L'autore mostra l'esistenza di un rapporto diretto tra i metodi di gioco a uomo e a zona, e i sistemi produttivi che hanno caratterizzato il Novecento, dal fordismo al postfordismo.
Una lettura inedita che analizza il legame tra strategie calcistiche e modelli interpretativi applicati in ambito filosofico, quali lo strutturalismo, il Cristallo di Hobbes e la Teoria Generale del Sistema (TGS).
Daniele Camilli fornisce inoltre una lettura originale della storia dei Mondiali, mostrando con esempi concreti come nella maggior parte dei casi a vincerli siano stati Paesi che attraversano una forte crisi politica e sociale; una "crisi di trasformazione potenziale".
Un breve discorso sopra il metodo del calcio, che conduce a una riflessione sulla vittoria dell'Italia ai Mondiali di Germania 2006.
Un libro capace di prendere in Contropiede chiunque lo legga perché propone l'esplorazione di una realtà fino a oggi impensata.




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6 giugno 2007

Tsitsi Dangarembga e Sindiwe Magona: voci diverse per l’Africa

di Milena Patuelli
L'occasione dell'incontro con Tsitsi Dangarembga e Sindiwe Magona è la rassegna "Lingua Madre" a Siena grazie alla casa editrice toscana Gorée.
Gli organizzatori hanno proposto una semplice formula per presentarle: "Voci femminili dall’Africa" e su questa base sono chiamate a parlare insieme.
Eppure Sindiwe Magona e Tsitsi Dangarembga sono profondamente diverse, nella biografia, nel modo di comunicare, nelle scelte artistiche.
Perfino nel loro abbigliamento, se a questo vogliamo dare un significato: la prima con una lunga veste di fattura tradizionale, la seconda in jeans e giacca.




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5 giugno 2007

Gen. Speciale?

Non amo i generali, non amo la guerra, non amo le divise. Ma dietro la divisa c'è un uomo. E Speciale è un uomo d'onore. Mi piace. Delle due l'una o il Gen. Speciale non è affidabile e allora un Governo serio lo caccia. Definitivamente e non offre un altro posto. Se ha sbagliato paga e niente corte dei Conti. Altrimenti lo si lascia al suo posto.
L'operazione mi pare una porcata, di sinistra.
E la Magistratura solerte perché non ha mai sentito i 4 delle Fiamme Gialle e ora perché non ascolta Speciale?
Semplice, non credete. Le rimozioni con garanzia di altro posto sono un modo politicamente errato di fare "politica".
Tanto, sembra essere il pensiero corrente, basta dare una poltrona e tutti zitti.




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