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Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






13 giugno 2007

Zakia Zaki assassinata

Giornalista scomoda, dirigeva una radio Sol (pace) ed una scuola a nord di Kabul, uccisa di fronte ai figli. L'ingerenza umanitaria è giusta. Contro i Taliban, il velo totale cosa dobbiamo fare se non lottare contro il fondamentalismo islamico, ora ed ovunque?




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13 giugno 2007

Solidarieta’ per MALALAI JOYA

 

Malalai Joya e' una deputata e prestigiosa attivista per i diritti umani afgana. Nelle ultime settimane, dopo il rientro di Malalai Joya da un importante tour internazionale e dopo una sua intervista con una televione locale di Kabul, i signori della guerra e i criminali presenti nel parlamento e nel senato afgano hanno provato in tutti i modi di mettere a tacere Malalai ed espellerla dal parlamento. (per contatti: gabriella.gagliardo@fastwebnet.it. In una conferenza stampa a Kabul, Malalai Joya ha dichiarato che lei continuera' la sua lotta contro i signori della guerra ed i nemici del popolo afgano. (https://www.malalaijoya.com)




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13 giugno 2007

Benevento - Potenza senza tifosi ospiti

 

(ricevo e pubblico)
ANNI DI ATTESA DI TRASFERTE A CARDITO, NARDO', NOICATTARO, SIRACUSA ECC. ECC. BEN 15 ANNI PER GIOCARSI UNA PROMOZIONE... ANNI DI TRASFERTE, DI VINO, DI BIRRA, DI AUTOGRILL, DI GOL FATTI E SUBITI, DI PIOGGIA E DI VENTO, DI BATTAGLI VINTE E DI GUERRE PERSE DI BANDIERE DI STRISCIONI IN ATTESA DELLA GIORNATA CHE TI RIPAGA DI TUTTO... QUESTA GIORNATA E' ARRIVATA MA A NOI CI E' IMPEDITO DI VIVERLA!!!

Ufficiale: Benevento - Potenza senza tifosi ospiti
Il Prefetto di Benevento firma una ordinanza di divieto di accesso alla tifoseria ospite per ragioni di ordine pubblico. In seguito ad una riunione tenutasi nella mattinata di ieri, presso la Prefettura di Benevento, del
Comitato per la Sicurezza dei Pubblici Spettacoli il Prefetto di Benevento ha firmato una ordinanza con cui vieta l'accesso al Santa Colomba alla tifoseria potentina per ragioni di ordine pubblico. Un signor "STADIO" come il Santa Colomba (nel quale è impossibile qualsiasi contatto fisico fra le opposte tifoserie), giudicato non idoneo ad una finale play off! A questo punto mi chiedo: "Hanno più un senso questi play off?"... oppure sarebbe più corretto interrogarsi se HA PIU' UN SENSO QUESTO CALCIO? I tifosi, indistintamente dalla fede, hanno atteso un intero campionato, si sono sobbarcati 34 (36) partite in casa e fuori affrontando trasferte da brivido e ... non possono assistere "alla madre di tutte le partite"! NON LO RITENGO CORRETTO! IO… E VOI?
Era scontato che la decisione di vietare la trasferta di Benevento ai tifosi del Potenza avrebbe scatenato polemiche. A poche ore, infatti, dall’ordinanza prefettizia che dispone di non vendere biglietti per il settore ospiti dello stadio Santa Colomba per motivi di ordine pubblico in occasione della finale play off di domenica 17 giugno, è stato diramato un comunicato congiunto da parte del sindaco di Potenza Vito Santarsiero e del
presidente della squadra lucana Giuseppe Postiglione ed oltre 250 persone hanno bloccato fino a notte fonda una delle strade principali della città ed anche qui l’epilogo è stato a dir poco IRRITANTE: 4 ARRESTI!!! “E’ in pericolo la democrazia!”
E se non lo dico io… ma il Sindaco della città, significa che qualcuno o forse sarebbe meglio tutti, iniziassero a riflettere su situazioni che sempre di più stanno trasformando la nostra passione in un POTERE MILITARE!
Diffide senza processi, diffide preventive, soste obbligate nei recinti delle caserme, telecamere nelle quali dire nome e cognome, schedatura e impronte digitali di massa al ritorno dalle trasferte, L'APERTURA DI
INDAGINI PER DELLE MAGLIETTE CON L'ARTICOLO 21 della DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA che testualmente recita:“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Sembra il passaggio di un "romanzo criminale" ambientato in Cina o in Corea del Nord. Invece parliamo dell'Italia. Se a questo si aggiungono i divieti di striscioni, coreografie, tamburi, megafoni, ESISTENTI NEL NOSTRO STADIO E PER LA NOSTRA CURVA, ma stranamente non validi per i tifosi del Gela (Impianto degno di un concerto dei Rolling Stone) e per i tifosi del
Benevento presenti con le loro batterie al seguito. Chiudendo con il divieto di vedere la partita più importante dell'anno, non pericolosa a Potenza, CON UN PICCOLO VECCHIO STADIO, ma improvvisamente ricomparsi, per una partita in uno stadio da 20.000 posti, che dopo aver ospitato i tifosi del Monopoli, si scopre avere problemi si ingressi comuni, bhè due sono le cose.....O SIAMO CITTADINI DI SERIE B, O SIAMO UN POPOLO DI COGLIONI!
(verdile)




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13 giugno 2007

Processi. Racconto di un uomo.

Pubblico volentieri questo intervento di Guglielmo Ragozzino

Su “Le Monde Diplomatique” di Guglielmo Ragozzino
Il famoso Phileas Fogg era un uomo impenetrabile. Inseguito per tutto il mondo da un cocciuto funzionario di polizia, mister Fix, convinto che egli fosse l’autore del celebre furto alla Banca d’Inghilterra, venne raggiunto al rientro in patria, quando ormai aveva vinto la scommessa che lo aveva portato a girare il mondo in ottanta giorni. Messo in carcere, vi stette per il fine settimana, quanto bastava per perdere. Poi le spiegazioni – i ladri erano altri, già arrestati – l’imbarazzo del bravo poliziotto che perfino l’imperturbabile Fogg prenderà a pugni e il lieto fine immancabile sul filo dei secondi.
Luigino Scricciolo era un giovane, aperto, curioso, fin troppo entusiasta. Capace di parlare con le persone più diverse e di metterle a proprio agio. Parlava troppo. Si fidava di tutti, era il suo modo per ottenere la fiducia di tutti. Era così bravo che oggi terrebbe dei master all’università e sarebbe un riconosciuto guru di relazioni sociali, tipo il Dale Carnegie di “Come farsi degli amici”. Solo che credeva in un mondo di uguali e si dava da fare per costruirlo. E credeva, ingenuamente, nel fatto che tutti, in fondo, la pensassero allo stesso modo; quanto meno tutti coloro che si dichiaravano compagni. Forse per questo non piaceva a certuni e appariva sospetto. Fu accusato delle cose peggiori, 25 anni fa, rimase in carcere per ben più di un giorno e una notte. Poi scarcerato, anche per effetto del suo disperato sciopero della fame – una mela ogni due giorni – fu tenuto d’occhio e sempre richiamato in causa, per le cause più diverse. Poi le imputazioni caddero e i procedimenti si chiusero, senza scuse, senza spiegazioni. La sua vita era cambiata, l’entusiasmo finito. Nessun lieto fine. E mister Fix dubitava ancora.
Ora Scricciolo ha pubblicato un libro (20 anni in attesa di giustizia ,ed. Memori) per rievocare le sue vicende, ormai alle spalle. Fu arrestato nel momento in cui la sua capacità di trattare con le persone più disparate lo aveva portato ai vertici del sindacato, il formidabile sindacato di allora, come responsabile internazionale dell’Uil. Il 4 febbraio del 1982 durante i consigli generali della Cgil-Cisl-Uil, nel bel pieno della sua possibile giornata di gloria, quando deve riferire all’assemblea del colpo di stato in Polonia e dei contatti con Solidarnosc clandestina. Arrestare uno, distruggerne la reputazione di fronte ai suoi, umiliarlo…Si ottiene il maggior clamore possibile con il minimo sforzo.
Le accuse erano di far parte delle Brigate rosse, anzi di aver fatto da collegamento tra le Br e certi spioni bulgari, desiderosi di restituire il generale Dozier all’esercito americano e agli effetti familiari, tanto per fare bella figura con la Nato, dopo averlo interrogato un po’. Mesi dopo l’accusa era diventata quella di aver venduto Walesa agli stessi bulgari di prima, durante la visita romana del capo di Solidarnosc, su invito del sindacato italiano, anzi, di Scricciolo in prima persona, avvenuta l’anno precedente. Le accuse che si innestano l’una sull’altra, sono state una prerogativa di una fase di storia processuale italiana. Niente di speciale, dunque. Ma quando uno ci capita dentro, può davvero essere ridotto alla disperazione. Scricciolo rievoca la sua disperazione, i suoi due anni di carcere inutile.
Poi esce in libertà condizionata e infine, anni dopo è libero di muoversi. La sua istruttoria è però sempre aperta, quindi non ha lavoro, né al sindacato, molto cauto con un’accusa tanto scottante, né al lavoro precedente, presso la Scau, il Servizio per i contributi agricoli unificati. Così per vivere si inventa il lavoro di giardiniere – giardiniere da terrazze e poi da vivaio – finché con la legge del ’90 che prevede il reintegro al lavoro delle persone soggette a istruttoria, rientra nello Scau che più tardi sarà assorbito dall’Inps. A poco a poco si ricomincia, si respira di nuovo. La vita o quel che resta, riparte.
Poi, nel 2001, a vent’anni di distanza dal fragoroso arresto, un giudice scrive la sentenza finale di assoluzione. Non che ci sia stato un processo; semplicemente un atto dovuto, per non avere troppe pratiche pendenti. Nessun cenno, nessuno ne parla, se non Daniele Protti, sull’Europeo. Nessuno che abbia detto: ci dispiace, Scricciolo, le abbiamo rovinato la vita, la prossima volta staremo più attenti. Anzi. Ogni occasione è buona, ogni Commissione Mitrokin che dio manda sulla terra consente a Fix di ricominciare.
Guglielmo Ragozzino




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13 giugno 2007

Pericle agli Ateniesi, Mastella agli Italiani

Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende le proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private.Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte, la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è perquesto che noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Discorso di Pericle (495-429 a. C.), agli ateniesi nel 461 a.C.


Mastella, con unanime consenso della destra, del centro e della sinistra, propone che le intercettazioni non possano essere rese pubbliche: i politici siano preservati, i giornalisti condannati e magari messi in galera e la "casta degli eletti" viva di vita propria senza scocciatori. Con questo metodo, la Juve sarebbe ancora in seria A, di Ricucci e degli altri sapremmo che sono indagati ma senza conoscere bene le telefonate con Fazio. Allora furono tutti concordi ad affossare il capitalismo ciociaro, a "dagli all'untore Fazio" (verso cui non nutro nessuna simpatia) per le conversazioni telefoniche. Ora fermi tutti, i parlamentari hanno diritto alla privatezza delle conversazioni. Concordo con la Min. Bonino si pubblichi tutto e chi non vuole essere sorpreso, stia zitto. Tanto quando i nostri politici di sinistra parlano fanno solo perdere voti.




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12 giugno 2007

Il mio caro amico Capanna come Cincinnato

 


(dal Corriere della Sera, l'Autografo)
Mario Capanna, 62 anni. ex deputato europeo e nazionale, scrittore: oggi sì è ritirato in campagna a Città di Castello

Capanna: “Vado a funghi in jeep e amo i trattori”.

Mario Capanna, che auto guida?

“Una Jimmy, la piccola jeep della Suzuky a quattro ruote motrici, per me è molto funzionale”.

A che cosa le serve?

“Ad andare a funghi, sulle sterrate, in collina, nel fango: da tre anni vivo nella campagna di Città di Castello, sono tornato nei miei luoghi natali”.

L’auto dei suoi sogni?

“L’ho avuta! Ma qui si apre una ferita, che ancora mi duole. Nel ‘68 avevo una 500 gialla: me l’hanno rubata tre volte, le prime due l’ho ritrovata, poi non più”.

Quali avventure ricorda in 500?

“Facevo su e giù da Milano in Umbria, ci mettevo 6-7 ore. Una volta ad Arezzo si ruppe una valvola, l’auto da lì in poi ha zoppicato con un solo cilindro, ma mi ha portato a casa”.

Era un abile meccanico?

“Sì, ma davvero: i miei fratelli avevano un’officina meccanica e d’estate lavoravo con loro. Con i congegni elettronici di oggi, però, non riuscirei a raccapezzarmi”.

Quali strade preferisce percorrere?

“Non mi piace guidare in città: a Roma e Milano mi muovo con i mezzi pubblici. Amo invece l’autostrada, mi dà un senso di libertà, l’idea di andare verso il futuro. Come nella canzone di Gaber. L’illogica allegria: ‘Da solo lungo l’autostrada alle prime luci del mattino. A volte spengo anche la radio e lascio il mio cuore incollato al finestrino’. E’ sublime. Ma parliamo di motori utili”

Parliamo di motori utili

“Quello del trattore, che uso per arare i miei campi. E vero che inquini anche con questi motori, ma intanto aiuti la natura. E poi vedi subito il frutto del tuo lavoro”.

Qual è il motore della sua vita?

“La speranza. Grazie a lei non ti rassegni e combatti”.

Chiara Moniaci




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12 giugno 2007

Politici italiani e stranieri

Tra elezioni perse, sinistra di classe (borghese), conversazioni telefoniche non c’è più tanto da ridere.
I politici anglo-sassoni fanno i soldi dopo il mandato. Certi politici italiani si arricchiscono durante il mandato. Per il primo caso vale Clinton, Blair, Schroeder, ecc. Per i secondi, valga per tutti quello che diceva Pericle agli ateniesi.
La rivincita elettorale è stata un ri-perdita. Noi, di sinistra, ci accontentiamo di Genova e Taranto (per il PD non va bene). Possibile che non si capisce una cosa banale: tasse, microcriminalità, litigiosità e pensioni sono come “chi tocca i fili muore”?
E’ ora di capire che si possono prendere decisioni anche impopolari ma quello che allontana è lo stuolo di macchine blu la sera della riunione dei 44 a piazza SS,. Apostoli sul PD (verrebbe voglia 44 gatti in fila pre tre con il resto di due). Possibile che la nostra classe dirigente viva in una torre d’avorio, va in auto blu blindate, non prende mai la bici, il tram. Vivono sotto scorta. Ricordate Rutelli sindaco di Roma che andava in bici? Non ne è più capace. Non li troverete mai al supermercato (fatta eccezione per pochi come Paolo Cento, Russo Spena, Paolo Ferrero e qualche altro). Stanno sempre in tv, sempre gli stessi e godono come veline. Non li vedi mai a spasso con la moglie ed i figli. Non sono come Sarkozy e neanche come Segolene Royal, tanto per fare due nome.
I nostri politici si chiudono nei loro palazzi per sfuggire ai magistrati e alla gente. Hanno paura della gente, non accettano le critiche, accusano di populismo se non sei con loro. Ormai, con la Tv che li porta ogni sera in Tv, sono merce deperibile che scade in massimo 10 anni. Non creano classe dirigente, non sentono i problemi del popolo, non vanno in sezione. Parlano dal buco catodico. Sarà pure ora che Veltroni esca dal riserbo attendista, decida di scendere in campo o vada in Africa per davvero. A forza di attendere, la sinistra è scesa a livelli improponibili, il Pd arranca, Rutelli attende, Pezzotta raggruppa deputati con il popolo cattolico mentre le intercettazioni telefoniche faranno il resto.




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12 giugno 2007

esta es la mas linda

poesia e musica

http://www.youtube.com/watch?v=-Ca4Wkt_IQk&mode=related&search=




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12 giugno 2007

Sembene Ousmane: film e libri per raccontare l’orgoglio dell’Africa

In morte di un moderno griot
di Monica Di Bari

Sabato 9 giugno si è spento a Dakar Sembene Ousmane, decano della letteratura africana e primo cineasta dell’Africa sub-sahariana. Una vita marcata dagli eventi che hanno determinato l’evoluzione storica e politica del Senegal e dell’Africa Occidentale. (continua)

Leggete su www.carta.org, l’articolo di Monica di Bari




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11 giugno 2007

Da un “amico ritrovato”

Ringrazio Tiziano per questo suo messaggio

Sono onorato dell’amicizia che mi ha concesso Luigino dopo averlo incontrato poco tempo fa, con tanti anni di ritardo rispetto a quando avrei voluto. Fino ad allora lo conoscevo solo a distanza, una conoscenza che risale a quando lavoravamo al Quotidiano dei Lavoratori – io a Milano - e leggevo i suoi editoriali scritti da Roma sulla situazione estera in quegli anni, tanti anni fa. Quindi non lo conoscevo di persona, ma Luigino non era certo un “collega”, piuttosto un leader, com’era naturalmente considerato da tanti giovani come me, entusiasti giornalisti e di sinistra alle prime armi. Il QdL chiuse e di lì a poco scoppiò il “caso Scricciolo”. Io ne rimasi sconvolto per anni, certo della sua innocenza e dell’evidente inconsistenza dell’impalcatura giudiziaria su cui si reggevano le accuse. Con il tempo non ne seppi più niente, ma il ricordo della sua vicenda tragica restò sempre vivo, e vigile nell’attesa di sapere che fine avesse fatto. Quando lessi – circa un anno fa – dell’uscita del suo libro, lo cercai, forte anche del fatto che mi ero trasferito da poco a Roma. Ci siamo sentiti, incontrati (una curiosità: i nostri appuntamenti sono sempre difficoltosi, lui sbaglia sempre “angolo”, strana defezione per una spia…) e frequentati tutte le volte che ci è stato possibile. Come dicevo all’inizio mi onoro della sua amicizia, ma anche della sua disponibilità, della sua dolcezza, del suo entusiasmo e della sua voglia di vivere dopo aver tanto subito.
Ero arrivato a pensare che il silenzio sul suo caso fosse da imputare (strano termine, eh?) al suo proscioglimento, magari passato sotto silenzio per il peso della vergogna di chi aveva così mostruosamente mancato bersaglio. Invece no, il “caso Scricciolo” è rimasto tale per vent’anni! Io sarei incazzato nero, urlerei la mia rabbia per una gran parte di vita rubata; lui non lo fa, e tende addirittura la mano a chi ha concorso nel tentare di distruggerlo, invitando anche i suoi carnefici di ieri a parlarne, ricambiando con la moneta della comprensione qualcosa che sarebbe francamente difficile – per gran parte delle persone, me compreso – comprendere. Voglio bene a Luigi, e spero che la tanta vita che si trova ancora davanti possa ripagarlo di tante sofferenze. E che il suo apporto, per così tanto tempo schiacciato (dal peso della carcerazione, dell’oblio, dell’indifferenza), possa finalmente palesarsi e sbocciare ancor più di quanto ha già potuto fare prima e dopo di quando è stato ed è un uomo libero, e arrivi a regalarci adesso ancora sue perle di saggezza, sapere, intelligenza e acume: privilegi che troppo a lungo ci sono stati negati e che chissà quanto avrebbero fatto bene al nostro Paese, per quasi un quarto di secolo. Di uomini come Luigi abbiamo tutti bisogno. Soprattutto abbiamo bisogno che nessuno ce ne privi più, con scellerata efferatezza.
Tiziano Marelli




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