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Diario
 


 

20 anni in attesa di giustizia
dal sindacato al carcere
imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

nelle migliori librerie
o sul sito
www.memori.it






21 giugno 2007

Amato è preoccupato per la microcriminalità

Anche mia madre è molto preoccupata e per questo evita di uscire con la borsa. La paura degli scippi è all'ordine del giorno per gli anziani; le rapine in villa fanno il resto; i furti di auto non si denunciano più, gli scassi degli appartamenti aumentano. Amato è preoccupato? Ma non è il Ministro degli Interni? E allora agisca e lasci a mia madre le preoccupazioni.




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21 giugno 2007

Tutti impazziti per Veltroni

Per il Sindaco di Roma, l’Africa può attendere. Ora tocca dare un volto allo sbrindellato Partito Democratico. Dopo D'Alema, anche Fassino esprime la sua preferenza per Veltroni alla guida del Pd. Violante, Franceschini, Fioroni, la Bindi si spendono in belle parole. Marini spera di avere un ruolo anche in futuro. Pezzotta raccoglie le sue truppe e spaventa media e Margherita: nessuno vuole che i cattolici si diano una struttura organizzata. Ma forse non è tutto oro ciò che luccica: su tutte le pagine dei giornali è stato possibile leggere che il leader del futuro Pd sarebbe stato scelto attraverso primarie libere e aperte; oggi, risulta chiaro, invece, che questo non avverrà. Come accaduto fino ad oggi, i grandi elettori Prodi, Fassino, D'Alema & Co. si sono riuniti in una stanza dalla quale hanno tirato fuori il nome del primo segretario pidino. A me sembra che intanto molti dicano “vai avanti tu che a me viene da ridere”.




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20 giugno 2007

509 deputati operano evasione fiscale e contributiva?

Molti nostri parlamentari ricevono dallo stato i soldi per pagare lo stipendio agli assistenti, i cosiddetti portaborse. Qualche tempo fa si è scoperto che alla Camera solo 54 onorevoli avevano assunto in regola i collaboratori. Bertinotti ha invitato tutti a regolarizzare la situazione contributiva. Solo in 120 hanno ubbidito, nonostante una proroga scaduta tre giorni fa. Al Senato la situazione è grossomodo simile. Possibile che la lotta all’evasione si arresti alla porta del Parlamento? Ma come fa un parlamentare di sinistra a tenere un collaboratore in nero pur ricevendo i soldi per pagarlo con i contributi?
Cribbio!




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20 giugno 2007

Alka Sadat, studentessa, a Trevignano raccoglie consensi

 

La condizione delle donne afgane, abbattuto il regime talebano, è terribile ed orribile. Zakia Zaki, giornalista, uccisa; Sanga Amaj, giornalista, uccisa; Joya Malalai, deputata, espulsa dal Parlamento locale. A Trevignano, vicino a Roma, al Festival dei cortometraggi, l'evento speciale è stato la giovanissima studentessa afgana, Alka Sadat e al suo tragico documentario sulla condizione femminile nella regione di Herat, dove al momento sono stanziate le nostre forze militari. Alka è arrivata in Italia su un aereo militare per mancanza di voli e il suo film si è rivelato estremamente esplicito sulla insostenibilità di una qualsiasi esistenza per la popolazione femminile di quella regione, destinata in altissima percentuale al rogo. Sembra incredibile un bilancio così estremo, ma queste fragili, spesso bellissime creature, considerate, come è noto, soltanto proprietà e non persone, vivono l’orribile contraddizione di un complicato nodo paternalistico all’apparenza irrisolvibile: i padri sono abituati a vendere le figlie ad anziani di 70 e 80 anni con qualche gruzzolo, oppure a giovani appartenenti a famiglie numerose, dove vengono inserite come schiave e subissate di lavoro e pestaggi. Va da sé che le più esposte siano le più belle e giovani che non appena si azzardano a difendere un barlume di coscienza di sé, vengono piegate senza indugio con una tanica di benzina che deve annullare la loro bellezza ed esasperarne il dolore. La situazione è talmente incarognita e angosciosa che le più fragili si danno fuoco da sole, cercando una sopravvivenza in ospedale, lontano dagli inferni umani ai quali sono destinate. Il documentario di Alka Sadat è assolutamente trasparente: propone immagini di volti teneri e meravigliosi, segnati dal fuoco e schiantati dall’angoscia e dal dolore; si colgono tremanti, sfiancate ammissioni delle violenze subite e visibilmente ancora in agguato; mani, braccia, gambe, gestite con infinita esitazione e sofferenza, appartenenti, a un numero sterminato di creature del tutto disarmate e di per sé incantevoli… e una orribile, incontrollabile situazione di paura: insomma una ferocia e una perversione intollerabili.Esistono associazioni internazionali di donne afgane che sostengono le loro compagne: il suo documentario nasce così, con l’aiuto di un’associazione femminista esterna all’Afganistan e la collaborazione di una sorella più grande, regista nota. Ciò che davvero dovrebbe avere spazio immediato è proprio la sua opera viva, questo suo film documentario preziosissimo che merita, anzi pretende di essere trasmesso e subito sulle reti televisive per favorire la presa di coscienza e l’emergere della rabbia. E’ così truce questa violazione di diritti umani, che non si arriva neppure a concepire senza la mediazione dello sguardo coraggioso di Alka.
Questa sintesi è ripresa da «Il Paese delle donne on line» [www.womenews.net]che ovviamente ringraziamo.


 




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19 giugno 2007

Vignette?

 http://rangarin.go.ilcannocchiale.it/




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19 giugno 2007

Vietnam? W Ho Chi Min

 

Roma, mercoledì 27 giugno (Lungotevere Testaccio, 10) si terrà una serata dedicata al Vietnam "LUNGO LA SCHIENA DEL DRAGO: storie, miti e leggende dal Vietnam". Interviene Roberto Tofani




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19 giugno 2007

Destra, centro e sinistra radicale: in casa Gavio

 

Mio nonno aveva un sacco di soldi ed era un tiranno, comandava in casa senza consultarsi con nessuno. A contrastarlo timidamente ci provò mio padre, socialista e antifascista, alleandosi con mia madre, cattolica praticante e moralista. Ma a me la loro visione conformista e falso buonista stava stretta, ci diceva che il nonno era cattivo, ma non spiegava come essere diversi dal nonno, insomma sapevano dire solo cosa era sbagliato e non andava fatto: praticamente tutto. Così, appena cresciuto, decisi di allearmi nella lotta con mio cugino Stefano, per ottenere almeno di partire da solo per le vacanze. Andò bene per un po’ ma mio cugino era molto radicale, al punto che divenne testimone di Geova, smise di fumare, di ruttare e di parlare di donne. Per lui non ero abbastanza radicale. La nostra alleanza generazionale si ruppe e io rimasi solo senza mai entrare nel governo della famiglia. Finì che il nonno morì a 91 anni dopo aver fatto esattamente tutto ciò che aveva sempre voluto fare, lasciando danni irreparabili nelle dinamiche familiari e psicologiche. Mio padre per comprare la casa chiese i soldi in prestito al nonno. Facci sognare, credo che gli disse per farseli dare, un’umiliazione mai risanata. Io però non me la sono mai presa con mio nonno, anche perché mi ha insegnato a bere il vino e fischiare alle donne, a divertirmi, e non è poco. Me la sono sempre presa con quei falso democratici di mio padre e mia madre e soprattutto con quell’ex coglione estremista di mio cugino, ora è solo coglione, che ha lasciato Geova, è diventato imprenditore e mi spiega che con l’estremismo non si arriva da nessuna parte e che quando mi deciderò a crescere capirò. Il fatto è che io non voglio proprio capire e vorrei lasciarmi alle spalle questa brutta storia. Ma non ci riesco, non posso. Ogni volta che apro il giornale ci ritrovo mio nonno il reazionario, mio padre e mia madre i democratici, mio cugino l’estremista pentito. Stanno tutti lì in prima pagina che si lanciano accuse velenose per poi combinare affari insieme o per votare cose che non condividono. Allora prendo per consolarmi un vecchio libro di David Cooper, antipsichiatra americano idolo degli anni ’70, “La morte della famiglia”. Già il titolo mi reca un po’ di sollievo, ma per poco. Di regicidi in giro non ne vedo.

Gavio Ponzio




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19 giugno 2007

Sui costi della politica

Ricevo e pubblico.
Mi firmo Gavio Ponzio perchè costui sconfisse i romani, non era leghista bensì sannita, e anzichè ucciderli li fece passare sotto le forche caudine, ritenendo che il disonore del tornare sconfitti e vivi fosse maggiore della morte. I romani pochi anni dopo non gli usarono lo stesso ironico riguardo e lo trucidarono insieme alla sua gente. Io invece con la mia gente, quella che come me vive in questo tempo, non vado mai d'accordo persino quando ha ragione. Il signor Domenico Grego solleva un problema ma la soluzione che trova consente a questo sistema di continuare a vivere e prosperare. Mi spiego meglio. I politici vanno pagati, almeno quando fanno i politici, il resto è populismo sterile. Va tutto bene allora? Neanche per niente, perchè vanno pagati per il tempo che lavorano, come accade a noi tutti, e non bastano certo due anni di lavoro in parlamento per avere una pensione che a noi costa 35 anni di fatica per 800 euro al mese da vecchi. E anche per gli stipendi che prendono bisogna vedere nel dettaglio. E' utopia pretendere che le spese
sostenute da un deputato con il suo stipendio alla fine dell'anno siano rese pubbliche? Perchè c'è anche chi da metà stipendio al partito, c'è chi paga regolarmente i suoi assistenti o portaborse, c'è chi prende aerei low cost e non va confuso con chi si mette in tasca  dodicimila euro al mese senza fare un tubo. Se noi cittadini non iniziamo a fare queste distinzioni saremo i maggiori nemici della nostra causa. Avrebbe davvero ragione quel D'Alema che non ci fa sognare, a noi che non gli regaliamo banche, quando evoca scenari da Tangentopoli e distacchi della politica dalla società. In questa società dalla corta memoria sarebbetroppo impegno, soprattutto con questo caldo estivo, ricordare che Massimo D'Alema è il principale  teorico italiano, insieme a Mario Tronti, dell'autonomia della politica dalla società.  Ma a parte questo provate a tornare indietro con la memoria ai tempi di Tangentopoli, quando un programma come Samarcanda o Il rosso e il nero raccoglieva l'urlo del popolo ferito dalle ruberie della politica. Se ricordiamo
questo dobbiamo ricordare che da quelle grida venne fuori Berlusconi, si proprio Berlusconi. Ne dobbiamo dedurrre che l'antipolitica produce leaders populisti e solo falsamente diversi dagli altri. Ne dobbiamo dedurre che quel popolo che giacobinamente chiedeva la testa dei re di allora, Craxi, Martinazzoli e tanti altri, con le sue urla confuse ha ripristinato un sistema di potere in cui sono cambiati i nomi non i modi. Dobbiamo quindi pretendere che se vogliamo davvero cambiare qualcosa non basta più gettare monetine, perchè si rubano anche quelle. Dobbiamo pretendere d'individuare i problemi e analizzarli non di sceglierne uno per dire: all'aria tutto. Se il presidente della Camera usa l'aereo di Stato fa bene, avete visto altre autorità europee viaggiarre con Ryan Air (io a dire il vero due anni fa rimasi bloccato all'aeroporto di Heatrow perchè un certo Tony Blair aveva deciso per risparmiare di servirsi della compagnia irlandese)? Non è l'aereo di stato il problema, ma il rapporto costi benefici della politica. Alla fine del mandato bisogna chiedere il conto ai politici, su questo bisogna essere intransigenti. Ma senza partire da quella notte in cui tutte le mucche son nere, per cui comunque i politici rubano e ogni euro che va a loro è un euro rubato. Altrimenti il futuro prossimo non si chiamerà Berlusconi, ma avrà lo stesso sorriso accattivante di chi cavalca il populismo senza freni per fare i propri intereswsi, bel al di là dello stipenbdio da parlamentare. Hic sunt Cojones.
Gavio Ponzio




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18 giugno 2007

Aiutate i vostri parlamentari!

Domenico Grego, pensionato 66enne di Bassano del Grappa,  che come tanti altri pensionati fatica ad arrivare a fine mese, ha inviato un  vaglia postale da un euro ai presidenti delle Camere. Un’iniziativa ironica per contribuire al sostentamento dei politici italiani, una piccola offerta sottratta alla sua magra pensione per “i poveri rappresentanti del popolo italiano”. (ansa)
I nostri massimi rappresentanti, destinatari del contributo, li avranno incassati?
I nostri parlamentari, invece di pensare a nuove leggi bavaglio per la stampa, levino alte grida contro il violento trattamento riservato ai pensionati che manifestavano davanti alla sede del Governo.




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18 giugno 2007

Intercettazioni, verbali del sig. Ricucci e bavaglio alla stampa

 

Le intercettazioni telefoniche con le grida da stadio di certi politici della sinistra ed il silenzio della Margherita fanno pensare che la questione morale sventolata dagli ex- comunisti (tutti gli ex-comunisti) sia di facciata. Berlinguer è morto. Definitivamente. I suoi eredi non hanno il coraggio di ammettere che il movimento cooperativo ha le stesse radici nel movimento operaio e che Unipol poteva, se avesse avuto i soldi, scalare la Bnl. Quello che non mi piace è di dire: “non so nulla” ed intanto fare e dire dietro le quinte. La gogna mediatica, l’uso della “comunicazione” da parte della Magistratura è cosa nota. Da tempo. Ne subii le conseguenze nel silenzio assordante di tutti. Durante Mani pulite tutti i partiti della sinistra gioirono dell’uso sproporzionato dei media, degli appelli al popolo dei giudici di Milano in un silenzio assordante. Possibile che si strilli solo quando si è tra incudine e martello? Poi arriva Berlusconi. Ricucci, averbale, ha dato informazioni. Dopo il deposito degli atti a verbali, questi sono pubblici. “Spazzatura” ha detto Berlusconi. “Spazzatura”, ha detto Fassino e i Ds. Tutti vogliono mettere il bavaglio alla stampa. Se si tratta di cittadini comuni, degli atti di vallettopoli, nessuno ha alzato un dito. Ma se si tocca la “casta” allora è necessaria una legge che eviti al popolo di sapere. Forse vorremmo in Italia la Prava e la Tass, Novisti e così via? Noi siamo perché si pubblichi tutto e la gente sappia e possa giudicare. Noi vorremmo che i nostri governanti facciano come Pericle. Insisto. "Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende le proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le sue questioni private". (Discorso di Pericle 495-429 a.C., agli ateniesi nel 461 a.C.)




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