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20 anni in attesa di giustizia
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imputazione spionaggio


prefazione di Mario Capanna

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20 febbraio 2009

Da Dab2

 

care e cari della mia piccola lista “my favorite things” (per l’occasione un filino allargata),

prima di venire travolto dalla quotidianità “rubo” 36-37 minuti alla stanchezza per parlarvi di un romanzo “utopico” che ho riletto in questi giorni di viaggio: “L’isola” di Aldous Huxley, uscito nel 1962. Lo stavo cercando, sicuro di averlo e invece l’ho perduto (o prestato in modo incauto) ma per mia fortuna gli ottimi Ale e Kike me lo hanno subito regalato. Chi sono Ale e Kike? Due eccellenti compagni di viaggio in Palestina…. credo: in realtà non ho capito un cazzo di quello che hanno detto in 10 giorni perchè parlavano sottovoce, di fretta e in ravennate (anche l’inglese e l’arabo erano romagnolizzati oltre ogni dire). Scherzo… ma di loro vi parlerò prossimamente (a proposito del lavoro che fanno in Palestina ecc).

Due parole su “L’isola” allora.

Visto che ho un figlio diciassettenne e (giustamente) ribelle alla famiglia, le pagine che voglio condividere con voi sono sui Car cioè i “circoli adozione reciproca”.

Il contesto anzitutto. Will è naufragato nell’isola di Pala. Deve fare i conti con molte diversità rispetto al suo mondo (che è circa il nostro). Si trova a parlare dei suoi insopportabili genitori, “il signor gradasso e la martire cristiana”. Ed ecco che Susila, un’abitante dell’isola, gli spiega che nella loro isola non funziona così. Si può scappare dalle famiglie.

Ecco qualche stralcio.

« (da noi) La fuga è incoraggiata. Ogni volta che la “casa, dolce casa” dei genitori diventa intollerabile, il bambino può – anzi viene incoraggiato a farlo – trasferirsi in una delle altre sue famiglie».

(Will) «Quante famiglie ha un bambino di Pala?»

«In media una ventina (…) Apparteniamo tutti a un Car, un circolo di adozione reciproca. Ogni Car è formato da 15 a 25 coppie assortite. Sposini, vecchie coppie con figli adulti, nonni e bisnonni… tutti coloro che fanno parte del Car adottano chiunque altro. Oltre ai nostri veri genitori, ognuno di noi ha la propria quota di vice-madri, vice-padri, vice-zii e zie, vice-fratelli e sorelle, vice-infanti, bambini e adolescenti».

Will scosse la testa: «Creare 20 famiglie mentre prima ne esisteva una sola».

«Ma quella che esisteva prima è il vostro tipo di famiglia, le 20 famiglie sono del nostro tipo». E quasi leggesse le istruzioni di un libro di cucina: «Prendere un lavoratore schiavo della paga, sessualmente inetto e una femmina insoddisfatta, due o tre piccoli maniaci della tv: marinare in un miscuglio di freudismo e cristianesimo, poi chiudere il tutto in un appartamento e lasciare cuocere per 15 anni (…). La nostra ricetta è alquanto diversa: “prendere 20 coppie sessualmente soddisfatte e la loro progenie, aggiungere scienza, intuizione e umorismo; immergere nel buddismo tantrico e far bollire pian piano in un tegame all’aria aperta su un vivida fiamma d’affetto”».

«E cosa vien fuori dal suo tegame?» domandò Will.

«Un tipo di famiglia completamente diverso. Non esclusivista, come le famiglie dell’Occidente, e non predestinato, non coattivo. Una famiglia aperta (…) Venti coppie di padri e madri con 40-50 figli assortiti, d’ogni età».

E più avanti.

(è ancora Susila che parla) «(…) nelle vostre famiglie predestinate, i fanciulli scontano una lunga condanna, sorvegliati da due genitori-carcerieri. Questi genitori-carcerieri possono naturalmente essere buoni, saggi e intelligenti. In tal caso i piccoli prigionieri usciranno più o meno illesi. Ma in effetti quasi tutti i vostri genitori-carcerieri non sono dotati in ampia misura di bontà, saggezza e intelligenza (…) Se un bambino si sente infelice nella vera famiglia, noi facciamo del loro meglio per lui in 15-20 famiglie adottive (…) Lei non deve credere che i bambini (a Pala) ricorrano ai vice-genitori soltanto quando si trovano in difficoltà. Lo fanno continuamente, ogni volta che sentono la necessità di un mutamento o di qualche nuova esperienza (…) Doveri e privilegi in una famiglia vasta, aperta, non predestinata, dove sono rappresentate tutte e 7 le età dell’uomo insieme a una decina si diverse capacità e di talenti differenti e nella quale i bambini possano farsi un’esperienza di tutte le cose importanti e significative che gli esseri umani compiono e subiscono: lavorare, giocare, amare, invecchiare, ammalarsi, morire».

Mi fermo.

E ora mi chiedo (e vi chiedo): le persone che abitano a Pala sono matte? Huxley risponde così: «i pazzi stupidi non approdano a niente. Soltanto nel caso degli esseri umani intelligenti e scaltri la follia può rendere savi».

Per caso sentite un contrabbasso dialogare con un sax? Ah, mi era sembrato.

Se qualcuna/o di voi leggerà (o rileggerà) “L’isola” e mi vuole dire le sue impressioni… ne sarò molto contento.

Aggiungo solo che, se non lo conoscete e vi ho incuriosito, potete trovare “L’isola” a 8,80 euri (euro?) negli oscar Mondadori.

Ciau, db




permalink | inviato da luigino.scricciolo il 20/2/2009 alle 2:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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