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28 luglio 2007

Scalone e ascensore

Era meglio lo scalone e sarebbe ora che chiudessimo l'ascensore che serve ai ricchi per salire ancora più in alto nell'arricchimento. E sia chiaro, non ho niente contro la ricchezza frutto di lavoro ma contro la ricchezza frutto di politica, privilegi e facili scalate ho molto rancore e senso di ingiustizia.
Pubblico questa lettera dal sito di Beppe Grillo
“Caro Beppe,
la riforma Maroni stabiliva l’età di pensionamento a 60 anni per i lavoratori in pensione dal gennaio 2008; la Dini la revisione decennale dei coefficienti di trasformazione, che determinano l’ammontare delle pensioni con il nuovo sistema contributivo, tenuto conto dell’allungamento della vita.
Prodi ha riformato le riforme. Vorrei invitare i lettori del blog a riflettere su una domanda: che ne sarà delle pensioni dei giovani e dei cosiddetti lavori usuranti (schiavi moderni inclusi?).
A causa di lavori più “discontinui” e dell’invecchiamento della popolazione, le giovani generazioni (i pensionati dal 2025), realizzeranno di essere più poveri dei genitori e non potranno andare in pensione a 60 anni, ma dovranno lavorare fino a 70 anni per sopravvivere. Per evitare tale dramma, dovremmo aumentare l’età di pensionamento e rivedere i coefficienti di trasformazione: sarebbe un elemento d’equità intergenerazionale non spostare l’onere dell’invecchiamento sulle generazioni future. In una società in cui si vive ormai più di 80 anni, non è equo lavorare 35 anni per poi trascorrerne altri 20-25 sulle spalle dei giovani.
Il rapporto tra lavoratori e pensionati è diminuito notevolmente (è passato da 4 a 1 in 40 anni). A sfavore dell’Italia, ci sono due elementi:
- livelli di fecondità più bassi e di longevità più alti rispetto agli altri Paesi sviluppati: l’invecchiamento della popolazione è più accentuato che altrove,
- il numero dei lavoratori non cresce a sufficienza, a causa di un progressivo ristagno dell’economia: il PIL nel promesso “miracolo economico di Berlusconi” è cresciuto del 2.2% in 4 anni, la stessa percentuale che il “miracolo economico degli anni Sessanta” registrava in poco meno di 4 mesi, e della più bassa partecipazione lavorativa di donne e giovani.
Vie alternative al pensionamento degli over 50 sono un obiettivo importante, ma sono prioritari meccanismi alternativi alla legge Biagi che favoriscano l’entrata stabile dei giovani nel mercato del lavoro ed aumentino la partecipazione femminile al lavoro con una riforma del welfare.
L’occupazione giovanile in Italia è tra le più basse dei Paesi sviluppati, i tempi d’accesso al primo lavoro sono aumentati, il tutto con bassi salari di ingresso ed un sistema di welfare che non fornisce protezione sociale per i giovani e produce il tasso di partecipazione femminile più basso d’Europa. Dovremmo adottare misure che combattano il ritardo nell’entrata di giovani e donne nel mercato del lavoro (e condizioni lavorative di inizio carriera meno precarie) insieme alla riforma del sistema di welfare e di coefficienti di trasformazione equi tra le generazioni.”
Mauro Gallegati.




permalink | inviato da luigino.scricciolo il 28/7/2007 alle 2:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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